Dalla Cattedra di Pietro

DOPO L’ENCICLICA …

 

di Maria Carla Papi

Continuiamo ad esaminare il documento, nella parte che riguarda i fedeli, per  “Una partecipazione attiva e consapevole” al fine di essere pienamente consapevoli di quanto avviene durante la S. Messa e perché. Solo arrivando a condividere il vero spirito liturgico, si darà degna lode alla celebrazione eucaristica.

Al punto 40 leggiamo:

“… benché la celebrazione della Liturgia possieda indubbiamente tale connotazione di partecipazione attiva di tutti i fedeli, non ne consegue, come per logica deduzione, che tutti debbano materialmente compiere qualcosa oltre ai previsti gesti ed atteggiamenti del corpo, come se ognuno debba necessariamente assolvere ad uno specifico compito liturgico.” Questo risponde un po’ a quelle persone che – come abbiamo evidenziato la volta scorsa – nell’indagine promossa dalla CEI dicevano di non andare a Messa perché si annoiavano, perché non si sentivano coinvolti. Va da sé che il coinvolgimento deve essere anzitutto spirituale, cercando appunto di capire la Liturgia, pretendendo – come afferma anche il documento – di avere una celebrazione conforme a quanto stabilito dalla Liturgia della Chiesa. Tanti sono quelli che magari si entusiasmano per talune modifiche che qualche sacerdote un po’sportivo’ applica ad libitum. Invece di gioirne, dovrebbe chiedere – ed è suo diritto – che la S. Messa segua i canoni prescritti. Piccoli o grandi gli abusi non portano mai nulla di buono. Invece – continua il.p. 40 “La formazione catechetica provveda, piuttosto, con cura a correggere nozioni e usi superficiali in merito diffusi in alcuni luoghi negli ultimi anni e a risvegliare sempre nei fedeli un rinnovato senso di grande ammirazione davanti alla profondità di quel mistero di fede che è l’Eucaristia, nella cui celebrazione la Chiesa passa «dal vecchio al nuovo» ininterrottamente.[101] Nella celebrazione dell’Eucaristia, infatti, come pure in tutta la vita cristiana, che da essa trae forza e ad essa tende, la Chiesa, come san Tommaso Apostolo, si prostra in adorazione davanti al Signore crocifisso, morto, sepolto e risorto «nella grandezza del suo divino splendore e esclama in eterno: “Signore mio e Dio mio!”».[cfr 102]

 

 Un’altra raccomandazione, riguarda altre celebrazioni, riti e preghiere legati alla tradizione e alla pietà popolare, che, nel contesto della fede non possono far altro che alimentare la tensione verso il Mistero dell’Eucaristia.

[41.] Per suscitare, promuovere e alimentare il senso interiore della partecipazione liturgica risultanoparticolarmente utili la celebrazione assidua ed estesa della Liturgia delle Ore, l’uso dei sacramentali e gli esercizi della pietà popolare cristiana. Tali esercizi, «che, sebbene non riguardino a rigore di diritto la sacra Liturgia, sono invero provvisti di particolare importanza e dignità», vanno ritenuti, soprattutto quando risultano elogiati e approvati dallo stesso Magistero,  dotati di un qualche legame con il contesto liturgico, come è specialmente per la preghiera del Rosario. Poiché, inoltre, queste opere di pietà guidano il popolo cristiano alla partecipazione ai sacramenti, e in particolar modo all’Eucaristia, «nonché alla meditazione dei misteri della nostra redenzione e all’imitazione degli insigni esempi dei santi in cielo, esse allora ci rendono partecipi del culto liturgico non senza giovamento di salvezza».

 

La Chiesa [cf 42.] non si riunisce per umana volontà, ma è convocata da Dio nello Spirito Santo, e risponde per mezzo della fede alla sua vocazione gratuita: il termine ekklesía rimanda, infatti, a klesis, che significa “chiamata”. Come è stato ribadito nei mesi precedenti parlando della ‘comunità, non si deve ritenere che il popolo “concelebri” con il Sacerdote! Ma – spiega il documento – “Al contrario, l’Eucaristia celebrata dai Sacerdoti è un dono «che supera radicalmente il potere dell’assemblea […]. La comunità che si riunisce per la celebrazione dell’Eucaristia necessita assolutamente di un Sacerdote ordinato che la presieda per poter essere veramente assemblea eucaristica. D’altra parte, la comunità non è in grado di darsi da sola il ministro ordinato». È assolutamente necessaria la volontà comune di evitare ogni ambiguità in materia e portare rimedio alle difficoltà insorte negli ultimi anni. Pertanto, si usino soltanto con cautela locuzioni quali «comunità celebrante» o «assemblea celebrante», o in altre lingue moderne «celebrating assembly», «asamblea celebrante», «assemblée célébrante», e simili.

 

La liturgia, secondo il Concilio, è “l’esercizio del sacerdozio di Gesù Cristo; in essa, per mezzo di segni sensibili, viene significata e, in modo ad essi proprio, realizzata la santificazione dell’uomo e viene esercitato dal Corpo Mistico di Gesù Cristo …” (v. in questo numero ‘I ministeri istituiti’ di Massimo Craboledda). Il decoro derivante da una corretta liturgia è affidata anche ai laici.

 

2. I compiti dei fedeli laici nella celebrazione della Messa

 

[43.] È giusto e lodevole che per il bene della comunità e di tutta la Chiesa di Dio alcuni fedeli laici svolgano secondo la tradizione alcuni compiti attinenti alla celebrazione della sacra Liturgia. Conviene che siano più persone a distribuirsi tra loro o a svolgere i vari uffici o le varie parti dello stesso ufficio.

[44.] Oltre ai ministeri istituiti dell’accolito e del lettore, tra i suddetti uffici particolari vi sono quelli dell’accolito e del lettore per incarico temporaneo, ai quali sono congiunti gli altri uffici descritti nel Messale Romano, nonché i compiti di preparare le ostie, di pulire i lini e simili. Tutti«sia ministri ordinati sia fedeli laici, esercitando il loro ministero o ufficio, compiano solo e tutto ciò che è di loro competenza» e tanto nella stessa celebrazione liturgica quanto nella sua preparazione facciano sì che la Liturgia della Chiesa si svolga con dignità e decoro.

Non bisogna però mai confondere i compiti dei ministri sacri da quelli dei fedeli laici, per non dare ai primi compiti inopportuni che competono ai laici e ai secondi una sorta di «clericalizzazione» [cf 45.]

[46.] Il fedele laico chiamato a prestare il suo aiuto nelle celebrazioni liturgiche deve essere debitamente preparato e distinguersi per vita cristiana, fede, condotta e fedeltà al Magistero della Chiesa. È bene che costui abbia ricevuto una congrua formazione liturgica, secondo la sua età, condizione, genere di vita e cultura religiosa. Non si scelga nessuno, la cui designazione possa destare meraviglia tra i fedeli.[cfr 46 e 118]

[47.] È veramente ammirevole – affermano i Vescovi - che persistala nota consuetudine che siano presenti dei fanciulli o dei giovani, chiamati di solito «ministranti», che prestino servizio all’altare alla maniera dell’accolito, e abbiano ricevuto, secondo le loro capacità, una opportuna catechesi riguardo al loro compito. Non si deve dimenticare che dal novero di questi fanciulli è scaturito nel corso dei secoli un cospicuo numero di ministri sacri.  E consigliano poi di partecipare alle associazioni promosse dalle diocesi e/o dai Vicariati, coinvolgendo anche i genitori. Ricordiamo che anche nella nostra Diocesi vi sono ogni anno Giornate particolari per i Ministranti sia di preparazione che di celebrazione collettiva.

Si ricorda poi che le donne o le fanciulle sono ammesse al servizio all’altare solo a giudizio del Vescovo diocesano e nel rispetto delle norme stabilite. (Perciò, quello che si è visto in una Chiesa di una Diocesi diversa dalla propria, non può essere presa ad esempio).