Il Magistero del Vescovo

LA VITA È INVIOLABILE

di Serena Polombito 

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Dall’omelia del 5 febbraio 2005 di Mons. Carlo Caffarra in occasione del Pellegrinaggio a San Luca per la 27A Giornata per la Vita.

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 “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il suo sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere  perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.” (Mt. 5,13 - 15)

 

Essere sale della terra e luce del mondo sono parole così forti, contengono un messaggio così deciso che, o si accettano in toto, tanto da farne un programma di vita, oppure, come ha detto il nostro Arcivescovo nell’omelia tenuta a S. Luca in occasione della Giornata per la vita, disturbano.

Disturbano i cristiani deboli, superficiali, indifferenti ... insipidi, appunto, e disturbano quelli che temono di rimetterci a vivere pienamente il cristianesimo, perché schiavi ormai del loro sbagliato concetto di libertà.

Personalmente penso che, in fondo, coloro che si sentono disturbati dalle parole del Vangelo sono già più fortunati di tutti quelli - e ce ne sono - che pur andando regolarmente a Messa e pur essendo fisicamente presenti durante la lettura del Vangelo e la conseguente omelia, lasciano che quelle parole scorrano su di loro come la pioggia sopra una lastra impermeabile; neanche una goccia bagnerà il terreno sottostante e purtroppo nemmeno una di quelle benefiche parole sfiorerà la mente e il cuore di quei finti uditori, che non ne saranno minimamente disturbati.

Mons. Caffarra invita a ragionare sulle parole del Signore. «Se il discepolo è luce, ciò significa che attorno a lui vi sono le tenebre ... significa che fuori di Cristo l’uomo cammina nell’errore. Se il Signore dice che il discepolo è sale, ciò significa che la realtà in cui vive è corrotta e destinata a perire, se non è vivificata dalla grazia di Cristo. Ma due particolarità soprattutto colpiscono in queste parole del Signore. La prima è la portata universale dell’identità cristiana. Non sale di una regione, ma della terra; non luce di uno spazio circoscritto, ma del mondo. Nessuno e nulla è estraneo al sale della parola di Cristo, di cui il discepolo è testimone ed ogni uomo deve essere illuminato dalla luce che è Cristo.»

Non è consentito perciò, né logico, un atteggiamento privato “da cristiano” ed un atteggiamento pubblico che nasconda in profondità l’essere cristiano, per non esporsi a critiche o giudizi sgraditi, perché ciò – spiega ancora ancora Mons. Caffarra - equivarrebbe, a rinunciare alla propria identità. Tale rinuncia «…È giudicata come una scelta stolta in se stessa e per se stessa ...  che riduce alla insignificanza totale colui che la compie» come il sale, che, se perdesse il suo sapore, a null’altro varrebbe che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini: «terribile previsione! Alla fine, chi rinuncia alla sua identità alla ricerca di un minimo comune denominatore, è disprezzato anche da coloro con cui ha cercato di dialogare in questo modo.»

Secondo Mons. Caffarra,  questo brano di Vangelo suona in modo vibrante proprio in occasione di questa 27A Giornata per la Vita, che cade in un momento in cui è particolarmente vivo il confronto-scontro fra la cultura della vita e la cultura della morte.

«Mai come oggi e su questo punto, il cristiano è chiamato ad essere “il sale della terra” e “la luce del mondo...”» ma «...non sarà né luce né sale, se la sua coscienza morale non è illuminata circa il valore incommensurabile ed inviolabile di ogni vita umana. La vita umana è un limite invalicabile anche da parte della sperimentazione scientifica; di fronte ad essa l’unico atteggiamento giusto è la riverenza, la difesa e la promozione.»

È importante, perciò, che l’uomo capisca che vita, libertà e verità sono tre beni preziosi ed inscindibili – continua il nostro Vescovo e «ove e quando è violato l’uno, anche gli altri o  prima o poi finiranno per essere violati ...». Il cristiano – avverte in sostanza il Vescovo - non sarà né luce né sale della terra, se nel profondo della sua coscienza non sente come prioritario il legame fra matrimonio, amore coniugale e dono della vita: gli sposi, solo nel reciproco dono di sé «creano l’unico luogo degno di dare origine ad una nuova persona umana. La persona a causa della sua dignità esige di essere generata non prodotta da un procedimento tecnico di laboratorio». Le cose si producono, ma le persone si generano, dice Caffarra, facendoci così intuire che un bambino deve essere generato dall’amore di un papà e di una mamma e non prodotto come una qualsiasi alchimia chimica.

«Mai come oggi sottolinea il Vescovo - l’uomo vede drammaticamente affidata la sua umanità alla propria libertà. Perché questo dramma della nostra libertà non finisca nella tragedia della negazione dell’uomo, è necessario che la comunità cristiana e civile si impegni in una grande opera educativa. È illusorio ritenere di poter costruire una cultura della vita, se non si educano i giovani alla visione ed al riconoscimento della vera grandezza della sessualità umana. La banalizzazione della sessualità, la sua riduzione a mero desiderio, la sua separazione dal dono definitivo di sé, sono tra le principali cause del disprezzo della vita nascente: solo chi sa amare sa venerare ogni vita umana.»

Fa solo un breve accenno Mons. Caffarra, alla banalizzazione della sessualità, come è giusto che sia in un’omelia, e la definisce una delle principali cause del disprezzo della vita nascente; io mi permetto di aggiungere non solo di quella nascente, ma della vita in generale.

Il drammatico uso della libertà, citato prima, fa sì che si ritenga giusto avere tutto ciò che si desidera, mentre qualcuno si adopera perché sempre più vasta sia la gamma di ciò che si può desiderare. Così, grazie ad Internet, a locali notturni specifici, a negozi specializzati, ad annunci espliciti su tutti i quotidiani e a reti televisive compiacenti, l’offerta è davvero di proporzioni inimmaginabili. Tutti lo sanno, tutti conoscono i danni che ne derivano, ma nessuno intende porvi rimedio, in nome della libertà delle scelte di ognuno.

In tutto ciò io vedo un disprezzo esasperato della persona umana: non può che disprezzarsi chi si vende, poiché non sa vedere in sé altro valore che quello quantificato dal denaro, ma altrettanto si disprezza l’acquirente, che si ritiene incapace di amare e quindi, degno soltanto di amori mercenari; infine, certamente si disprezzano reciprocamente le due parti, che scavano l’una nell’altro vuoti esistenziali che fanno sempre più male.

Dov’è l’amore vero? Dove il rispetto di sé? Dove la luce di Cristo e il sale della sua Parola?

«Solo chi sa amare, sa venerare ogni vita umana!»

Preghiamo perché il Signore, nella Sua infinita bontà, ci renda tutti capaci di amare davvero.