Carissimi Parrocchiani …

di don Carlo Govoni

 

Mese dopo mese, cerchiamo di entrare sempre più nello spirito delle proposte che con energia il Santo Padre ha fatto a tutta la Chiesa in occasione dell’Anno Eucaristico. Come si potrà ben vedere nei documenti che andiamo esaminando nelle pagine di ‘Dice la Chiesa …’ possiamo essere felici di aver attuato (o anche solo consolidato) quei suggerimenti che i Vescovi hanno fatto a seguito dei documenti Ecclesia de Eucharistia, Redemptionis Sacramentum e Mane nobiscum Domine (v. in particolare il punto 35 trattato questo mese). Tutto ciò per conoscere in modo profondo e consapevole il sacramento dell’Eucaristia al fine di divenire sempre più Comunità eucaristica.

Secondo la prassi normale di ogni apprendimento, per conoscere bisogna prima studiare, perché più una persona studia, più approfondisce le sue conoscenze. Lo studio, o meglio la ricerca continua, vale anche per le cose della fede e quindi anche per l’Eucaristia.

Per l'esperienza accumulata nel contatto con le anime, posso ben dire che Gesù si è fatto conoscere anche (e soprattutto) ad anime che non sapevano leggere e scrivere, ma sapevano … amare tanto! Tuttavia, poiché nel mondo di oggi le anime sono sempre meno semplici e poiché, soprattutto, ogni cristiano prima o poi si trova a dover contrastare o contestare delle vere e proprie eresie, è bene accostarsi a questo Sacramento, non con la pretesa di capire per intero il Mistero – che rimane patrimonio della fede – ma di capire, accettare e credere al motivo del dono del grande Mistero e alle sue divine conseguenze.

Occorre, però, non perdere mai di vista l’abbandono che da sempre ha albergato nel cuore delle anime semplici, come quelle di chi un tempo, in campagna, percorreva ogni domenica un cammino a piedi che durava delle ore, pur di ricevere l'Eucaristia e riuscire poi così a compiere i propri gravosi impegni di lavoro, con quella serenità e gioia nel cuore che solo la forza ricevuta dalla comunione eucaristica poteva dare.

Gesù opera in tutte le anime anche in quelle non dotate di quelle particolari qualità che a noi sembrano così indispensabili.

Lui, infatti, conosce tutte le strade per manifestarsi.

Nella lunga storia della vita spirituale, quella che appare più frequentata è la via dell'amore. E non può essere altro che così!

Non tutti possono avere la fortuna di apprendere la conoscenza delle cose attraverso la cultura, necessitando quest’ultima di un assiduo e particolare nutrimento che avviene con mezzi formativi che non in tutti i tempi e non in tutti i momenti storici sono alla portata di tutti, ma la loro diffusione è sempre avvenuta a fasi alterne, più o meno intense.

Tutti gli uomini però, per salvarsi, debbono avere il possesso di Dio, gioia eterna nella visione beatifica e la via più sicura da praticare - conoscibile e a completa  disposizione di tutti in ogni tempo, purché liberamente voluta - è  "la  capacità  di  amare".

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (2196) proclama apertamente questa via:

«Rispondendo alla domanda rivoltagli sul primo dei comandamenti, Gesù disse: « Il primo è: "Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". E il secondo è questo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Non c'è altro comandamento più importante di questo » (Mc 12,29-31).

Pertanto, se la vita di ogni uomo si trasforma in atto di amore continuo – quindi senza interruzioni - verso Dio, sicuramente arriverà a Lui!

Come amare Dio nel modo a Lui più gradito?

È necessario che ognuno analizzi  se stesso e scopra se il proprio modo di amare è puro oppure se è inquinato dall’egoismo, dall’edonismo, dall’egocentrismo e – soprattutto in questi tempi – dalla venerazione dei tanti piccoli e grandi idoli che il mondo continuamente propone e rinnova nell' evolversi del tempo e ai quali tanti dedicano tanto tempo sprecato. (Ripassare eventualmente il tema degli idoli che ho trattato negli articoli di apertura dei Bollettini da ottobre 2003 a febbraio 2004).

Un sincero esame di coscienza, ci dirà se la nostra anima è rivolta a Dio e - nel suo nome - ai fratelli, È Quaresima, tempo di metànoia(metanoia), cioè di cambiamento di rotta: prima che alle pulizie di primavera, pensiamo a quelle dell’anima, per creare in noi i ‘germogli’ – ovvero i presupposti – per un vero rinnovo che culminerà nella gioia della Santa Pasqua, quando ci apparirà in modo chiaro e consapevole, tutta l’importanza vitale dell’Eucaristia, dono inesauribile del sacrifico di Cristo e speranza mai disattesa, perché confermata dalla sua Resurrezione.