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DAL VANGELO DI LUCA ...

 

a cura di Paola Bugo

 

Le parabole sulla preghiera

 

Continuano gli appuntamenti serali durante i quali, guidati dal padre domenicano P. Guido Bendinelli, vengono lette le parabole tratte dal Vangelo di S. Luca. Sabato 13 Gennaio è stata la volta di un gruppo di parabole incentrate sul tema della preghiera.

Siamo partiti da parabole, molto note: L’amico importuno (Lc 11,5-13), Il giudice iniquo e la vedova importuna (Lc 18, 1-8) e quella del Fariseo e il pubblicano (Lc 18,9-14).

 

Ricordiamo che Luca ci fornisce le informazioni più interessanti a riguardo della preghiera, anche di quella di Gesù. Luca mette in evidenza come Gesù si intrattenesse molto nella preghiera, specie nei momenti salienti della sua vita: il Battesimo (e lo riporta solo lui), prima della scelta dei Dodici,  la Trasfigurazione, la Crocifissione e la Morte; è inoltre di Luca una delle due versioni del Padre Nostro.

 

Attorno alle citate parabole, che sono solo di Luca, il credente si pone degli interrogativi:

 

Ø     Che senso ha la preghiera come domanda?  Nel nostro rapporto con il Signore, la preghiera ha ragion d’essere?

Ø     Se la nostra preghiera è indirizzata a Colui che sa tutto, non è forse più una nostra esigenza, una nostra necessità?

Quante volte queste domande sono state le nostre domande, magari in un momento di sconforto ...

In realtà noi siamo legittimati a pregare: perché Gesù stesso ci ha detto di pregare, e con insistenza. La preghiera è un atteggiamento attivo ed energico.

 

Ø     La preghiera può essere intesa come lotta, ma chi è il nemico?

Forse Dio?, forse io stesso?

Ø     La preghiera come combattimento ci rammenta Giobbe, nel Libro della Genesi, che lotta per avere la benedizione di Dio.

Ø     Sine intermissione orate”.

La preghiera senza intermissione, per tenere desto in noi il desiderio di Lui, perché noi continuamente abbiamo bisogno di Lui.

 

Pregare significa riconoscersi creatura; quando preghiamo noi entriamo nel  progetto di Dio e nella preghiera condividiamo il mistero provvidenziale.

La sua bontà pervade il mondo anche grazie alla nostra preghiera, alla nostra mediazione: ecco l’invito di Gesù di pregare senza intermissione!

 

È l’invito affinché la bontà di Dio possa maggiormente pervadere il mondo!

È l’uomo che collabora attivamente con Dio per la salvezza del mondo, nella misura ed in virtù della sua preghiera.

 

S. Agostino dice che, pur essendo verissimo che Dio sia a conoscenza di tutto, ha disposto che tanti benefici siano elargiti al mondo anche grazie alla nostra richiesta.

Dio ci vuole con Lui solidali e partecipi per le sorti del mondo.

 

Nella preghiera noi esprimiamo il nostro desiderio di Lui, la nostra sete di Lui, di essere agguantati da Lui, affinché ci riscatti e ci faccia giustizia.

 

Dalla serata sono emersi tanti spunti e tanti interrogativi relativi alla preghiera.

Come prima considerazione, di carattere generale, penso che un’umanità che viene invitata da Gesù a pregare il Padre affinché la bontà pervada il mondo stesso, non possa non sentirsi toccata da tanta predilezione, non possa non vedere in sé attuata la profezia: “toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ez 36,26).

 

La seconda considerazione, di carattere personale, riguarda invece la preghiera come espressione del desiderio di Dio. A questa affermazione, di spiccato sapore agostiniano, mi sono accorta che ci si accosta pian piano: non è facile vedere in sé il desiderio di Dio, mentre è più facile vedere il vuoto che spesso la vita ci lascia. Credo dunque che pregare rappresenti sia l’espressione del desiderio di Dio che lo (uno) strumento donatoci per sentire il desiderio di Dio.

 

Preghiamo dunque perché questa umanità, ferita ma tenace, possa sentire il desiderio di Dio. Basta questo. Il resto viene da sé.

 


L’appuntamento è per Sabato 17 Marzo 2007 ore 21 in Parrocchia; commenteremo la parabola de La Torre e il Re che va in guerra (Lc 14, 25-33)

Arrivederci a tutti !!!!!!!