VIVIAMO
IL CONGRESSO EUCARISTICO DIOCESANO
A
cura di Massimo Craboledda
*
PRESENTAZIONE DEI DONI
A partire da
domenica 25 Febbraio, litinerario formativo del Congresso
Eucaristico Diocesano, focalizzato sulla conoscenza e migliore
comprensione della liturgia, ci invita ad approfondire la seconda
parte della S. Messa, ovvero la liturgia eucaristica propriamente
detta, cominciando dal rito della presentazione dei doni.
Questo rito è la presentazione al Signore del pane e del vino
che, nella Consacrazione, diverranno il Corpo e il Sangue di
Cristo. Soprattutto in domenica è bene che essi vengano portati
allaltare in processione da alcuni fedeli in rappresentanza
di tutti i partecipanti che si uniscono spiritualmente. Il
sacerdote o un diacono li accoglie e prepara la mensa. Nellantichità,
come attestano i Padri della Chiesa, erano gli stessi fedeli a
portare dalle loro case il pane ed il vino. Anche se ciò non
avviene più, il rito conserva il suo valore ed il suo
significato spirituale. Siamo chiamati a partecipare, umili e
pentiti, con lofferta del nostro cuore, del nostro spirito,
di tutto il nostro essere. È questo il sacrificio gradito a Dio,
come ci attestano numerose e intense pagine già nellAntico
Testamento: Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un
cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi (Sal
51/50, 19). Il pane e il vino sono i segni della nostra realtà
umana, della vita che in tutti i suoi aspetti, di gioia, di
dolore, di fatica, di speranza, portiamo allaltare perché venga
offerta al Signore. Questo aspetto viene, talora, sottolineato
accompagnando le specie eucaristiche con alcuni oggetti
particolarmente simbolici di una certa condizione o di una
volontà di condivisione.
Si legge nel
Quaderno n°3 del Congresso Eucaristico:
SantAgostino
vedeva in questa processione degli offerenti, allinizio
della liturgia eucaristica, uno scambio di doni: Cristo
assume la nostra umanità (rappresentata dai doni) per donarci la
sua divinità. Di questa intuizione rimane uneco
nella preghiera privata che il sacerdote recita mentre versa
lacqua nel calice del vino: in essa chiede che questo atto
sia segno della nostra unione con la vita divina di Cristo che ha
assunto la nostra natura umana. Gesù stesso esaudirà questo
desiderio assumendo, nel momento culminante della celebrazione,
gli umili doni del pane e del vino, simboli della nostra realtà
umana, nella sua realtà divina.
Fino dagli inizi della Chiesa, insieme con il pane ed il vino per
lEucaristia, i fedeli presentavano le loro offerte perché
fossero condivise con coloro che si trovavano in necessità.
Scrive S. Giustino verso lanno 155 nella sua Apologia:
I facoltosi e quelli che lo desiderano danno liberamente,
ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie viene
depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le
vedove o chi è indigente per malattia o per qualche altra causa;
e i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi:
insomma, si prende cura di chiunque sia nel bisogno.
Tutto questo vive anche oggi nella questua, la raccolta
delle offerte in denaro che viene compiuta durante la
presentazione dei doni; il ricavato è opportunamente posto nei
pressi dellaltare per sottolinearne laspetto oblativo.
Il sacerdote
accompagna lofferta del pane e del vino con una preghiera
di benedizione, ovvero un ringraziamento per i frutti della terra
che provengono dalla bontà di Dio e dalla collaborazione
delluomo alla Sua opera creatrice. Nelle celebrazioni più
solenni le offerte vengono incensate a significare che la
preghiera dellassemblea sale come incenso alla presenza di
Dio.