Caino, dov’è Abele?

di Francesca Citossi

Rudolf Cheim, un ebreo olandese, lavorava nell’Arbeitsdienst -l’Ufficio del servizio del lavoro- di Bergen Belsen dal dicembre 1944. Finchè erano in grado di lavorare i prigionieri erano utili, quindi potevano vivere. Erano identificati mediante le descrizioni delle schede perforate. Nelle colonne 3 e 4 erano elencate sedici categorie codificate di prigionieri: il foro 3 significava omosessuale, il foro 8 ebreo, il 9 antisociale, il 12 vagabondo. Nella colonna 34 era indicato il motivo dell’allontanamento: 2 per trasferimento ad altro campo, 3 per morte naturale, 4 per l’esecuzione, 5 per il suicidio, 6 per il trattamento speciale, camera a gas, impiccagione o proiettile. Nel mese di dicembre Rudolf registrò ventimila prigionieri con cinquanta decessi al giorno (fa circa 1500). S’innamorò di una giovane cucitrice olandese, nata il 10 maggio 1924 che veniva dal campo di Westerbork, ma non seppe mai che nome darle perché la prigioniera 53752 fu trasferita ad Auschwitz. Mai un nome, solo numeri. Le schede perforate, le macchine per utilizzarle e tutto il sistema era fornito dall’International Business Machine, con sede a New York. L’IBM faceva gli interventi di manutenzione sulle macchine, insegnava al personale nazista come usarle e forniva le schede stesse.

Il sistema era utilizzato per i campi di concentramento, l’infrastruttura bellica e la persecuzione antisemita. Una mattina uno squadrone delle SS arrivava in una piazza, affiggeva una lista di nomi di ebrei e il giorno dopo venivano caricati su di un treno senza ritorno. Come facevano a conoscere quei nomi, a sapere dove cercarli, a sapere che erano ebrei? Dal 1933 in poi vi furono in America e in Europa massicce proteste contro il Reich, articoli sui giornali, boicottaggi, manifestazioni contro l’eugenetica razziale, la codificazione medica di forme di vita inferiori, l’indegnità a vivere di disabili, malati e zingari che la dirigenza IBM continuò ad ignorare, considerando i fascismi dilaganti un toccasana per l’attività commerciale. Il diritto alla vita dipendeva dal valore netto che l’individuo offriva alla società, l’unico valore dell’uomo era il suo valore economico, la sua capacità di produrre lavoro. I prosperosi affari tra il Reich nazista e l’IBM continuarono fino alla Notte dei Cristalli, nel 1937, poi la dirigenza si dovette arrendere all’indignazione internazionale, continuando la fruttuosa collaborazione, ma in sordina, senza imbarazzanti pubblici proclami d’osanna per Hitler.

Se l’IBM faceva arrivare gli ebrei e tutti gli altri pariah dalle loro case alle camere a gas, lì ci pensava la Bayer. Bayer che un paio d’anni fa ha celebrato la secolare attività con lo slogan "da cento anni al servizio dell’umanità" e la cui aspirina è ormai irrinunciabile, ha le sue radici in tre società più piccole(IG Farben, Basf e Bayer) che, al tempo, si sono fuse per fornire i cristalli azzurrini depositati nelle bocchette dei soffitti producendo lo Zyklon B (acido cianidrico) immesso nelle camere. Dopo pochi secondi sopraggiungeva un dolore acuto, disturbi nervosi, paralisi respiratoria e cardiaca, convulsioni e la morte in alcuni minuti. Non si fecero problemi nemmeno Volkswagen, Krupp e Siemens.

Chi sospettava smise di farsi domande, e chi sapeva finse di non sapere. Non è necessario imbracciare un fucile o chiudere a chiave una porta per essere colpevoli. Poiché nessun uomo è un’ isola, è destinato comunque ad incontrarne altri, e la filosofica empatia platonica (Repubblica) ci ha spiegato che quello che succede ad altri può succedere a noi o ad una persona a noi cara, quindi ci colpisce. Per questo non si rimane impassibili di fronte a tragedie che non ci toccano direttamente, ma comunque ci riguardano. Per chi ha un credo religioso il problema morale è indubbio. Chi, invece, non ce l’ha? La linea di difesa a Norimberga fu che "erano ordini". Il Diritto Internazionale, contestato perché si disse retroattivamente applicato (nulla poena sine lege), stabilisce che i crimini contro l’umanità (omicidio, sterminio, schiavitù, deportazione, atti disumani, persecuzioni su base politica, razziale o religiosa, così come i crimini di guerra e contro la pace) sono talmente aberranti che l’uomo porta, naturalmente, iscritta nel cuore la ripugnanza per tali atti, e quindi per questa categoria di violazioni non ci sono né prescrizioni, né giurisdizioni né attenuanti in merito ad ordini superiori (jus cogens). Non ci si può liberare della responsabilità etica e civile nemmeno da atei.

Per chi si lavora, di cosa ci si veste, per chi si vota, come e dove si va in vacanza, cosa si mangia, l’accettazione o meno di provvedimenti governativi fa di noi dei Caini cui si chiede dov’è Abele. Rispondere "Non sono il custode di mio fratello" non fa di noi delle persone per bene. Sì che lo siamo, responsabili. Eccome. La Shoah è stata possibile perché molti hanno fatto finta, si sono voltati dall’altra parte, non hanno ascoltato e non hanno parlato. Non è necessario essere assassini per averne la responsabilità, è sufficiente l’ipocrisia silenziosa.

Questo articolo è dedicato in special modo ad Armando e a tutti gli ex deportati che dolorosamente hanno deciso di ricordare per non farci dimenticare coloro che non sono più.