PIM, PUM, BANG
di Matteo Corelli
Verso lora di pranzo sono solito sopportare pazientemente un programma televisivo conosciuto come FORUM. Ora, intendo premettere che a mio parere quello è un tipo di programma di fronte al quale i televisori prendono vita, chiedono pietà e cambiano canale da soli. Purtroppo il mio è tanto vecchio da non avere più la forza per questo genere di ribellione e, per qualche strana congiunzione astrale negativa, mia madre non ne perde una puntata. Dunque io e il mio televisore siamo vittime delle circostanze. Comunque, ultimamente tale programma ha promosso uniniziativa per raccogliere adesioni sullassicurazione del porto darmi. Molto semplicemente, la proposta richiederebbe, oltre al porto darmi, la stipula di unassicurazione per tutti coloro che sono intenzionati ad acquistare unarma da fuoco. Secondo le prospettive degli ideatori delliniziativa, questo scoraggerebbe ulteriormente chi avesse intenzione di impossessarsi di un oggetto tanto pericoloso. Lidea, lodevolissima in sè, è da considerarsi come una (speriamo non lunica) risposta allaumento di violenze e delitti compiuti con armi di questo genere, che già da un po di tempo flagellano la nostra penisola e non solo. Tuttavia cè qualcosa che non mi convince...
A parte i vari dettagli da perfezionare (ad esempio, le forze dellordine e i militari, armati per professione, devono sottostare a tale regola? E chi possiede armi da collezionismo, antichità o ricordi?), è appunto lassunto di base che mi lascia perplesso: se non vogliamo che le armi siamo vendute, perché permettiamo di comprarle? Non basterebbe impedire al privato cittadino di acquistarle? Pongo queste domande, forse dallapparenza decisamente ingenua, perché tutta la questione sembrerebbe un compromesso economico. Per chi non lo sapesse, il nostro paese è conosciuto in tutto il mondo (tra le altre cose) per la Beretta, lazienda che produce arsenale bellico di ogni sorta (in ogni film dazione che si rispetti è presente almeno una 9mm Parabellum, la pistola semiautomatica che tutti ci invidiano). Tra laltro, il fatturato di tale azienda rappresenta una consistente fetta del PIL, anche perché già da tempo ha contratti esclusivi di vendita allesercito americano e israeliano. Tutto questo mi fa venire in mente il paragone con lindustria del tabacco: fare campagne antifumo a destra e a manca, mentre viene permesso a tali industrie di produrre tonnellate di "cancri ambulanti" mi sembra quantomeno ipocrita. Mi si obietterà che deve comunque essere garantita la libertà di chi vuole acquistare sigarette o armi; verissimo, ma solitamente chi ne fa le spese è quello che non ne vuole sapere niente delluna o dellaltra cosa.
Per essere pessimista fino in fondo, tale iniziativa dovrebbe agire da deterrente, ma cosa si fa per chi è abbastanza cocciuto da seguire tutto questo iter, o per chi larma la possiede già? Capisco perfettamente coloro che hanno lesigenza di sentirsi più sicuri, soprattutto in certe zone; ma si sa, la convinzione di potenza subentra quando cè la possibilità di mostrarla. In parole povere, la voglia di usare una pistola viene quando ce la si ritrova fra le mani, e non tutti sono abbastanza forti da saper dire di no (ci sono ampi studi antropologici in merito, ma purtroppo basta seguire le notizie di ogni giorno per sapere di cosa si parla). Può il semplice timore di dover pagare un sacco di soldi dissuadere il cittadino medio ad impossessarsi di unarma da fuoco, soprattutto sapendo che possono esserci altri modi, meno legali, per procurarsela? Le armi da fuoco sono chiaramente oggetti creati per offendere, ma come tante altre cose su questo mondo da sole non funzionano. Ci vuole il dito di qualcuno per premere il grilletto, ed è questo qualcuno che deve pensarci bene prima di farlo.