Carissimi Parrocchiani …

di don Carlo Govoni

Mi sono proposto, in questo e nei bollettini seguenti, di fermare l’attenzione e riflettere su argomenti che ritengo possano essere particolarmente utili a coloro che hanno il desiderio di approfondire la conoscenza di se stessi e di migliorare i rapportI con il prossimo.

So che è un’dea impegnativa, perché gli argomenti sono molti e non sempre facili da spiegare in modo adeguato ed esauriente; inoltre questo tipo di argomentazione, già di primo acchito, spesso suscita in chi legge o ascolta, una chiusura psicologica e a volte anche un rifiuto, specialmente da parte di coloro che in qualche modo si sentono toccati nelle loro carenze personali.

Tuttavia, queste idee sono proposte per suscitare un certo interesse e per offrire un'occasione di valutare scelte di vita che, in seguito, potrebbero divenire utili e forse anche gradite.

L’EGO

L’Ego – ovvero l’Io - sarà il primo argomento che tratteremo, perché è come un albero: unico nel fusto, ma con una possibilità enorme di espansione attraverso i rami che crescono e si moltiplicano in varie direzioni.

Osservazione preliminare: l'Io è sempre stato presente fra gli uomini, perché nasce con ogni uomo, perciò, considerata l'incidenza che può avere su ciascuno, per tutti costituisce un problema importante da affrontare.

Esso si manifesta con intensità diverse, cioè con prevalenze in più o diminuzioni, dovute al temperamento dell'individuo, al grado di formazione, alla cultura, alle condizioni sociali e talvolta anche come è vissuta la pratica religiosa.

Le opinioni potranno essere diverse, ma ritengo che prima di tutto la formazione della persona, debba essere base o piattaforma comune, poi seguiranno le altre forme.

Quasi sicuramente è bene collocare, dopo la formazione, la cultura, soprattutto perché in ogni momento della storia essa ha fornito un grande contributo o spesso è stata l'unica causa scatenante dell' esasperata esaltazione dell'IO.

Infatti la cultura, nelle persone che la cercano e in parte la posseggono produce, certamente un bagaglio di idee più grande e profondo che in tantissime altre persone che per disinteresse o anche pigrizia, rimangono terra terra, cioè nella fascia comune e forse più folta.

La consapevolezza di possedere qualche cosa in più di altri, facilmente genera un'affermazione esorbitante del proprio "IO" considerata e accettata dall'individuo quasi un'espressione naturale o consequenziale.

Ricordo di aver sentito una sola volta, in tanti anni di contatto con persone, questa dichiarazione :"Più studio, più mi convinco della mia ignoranza !"

Probabilmente questo signore si era accorto che più approfondiva la conoscenza delle cose, più si rendeva conto delle tantissime altre che rimanevano da scoprire.

Ciò sembra una assurdità, ma è più che mai vero, perché ogni progresso scientifico sempre è cresciuto attraverso varie scoperte o conoscenze particolari della vita o della natura, che si sono addizionate nel tempo.

Perciò, se questo "IO", nutrito abbondantemente dalla cultura, è uscito dai limiti dell'obiettività, (direbbero i giovani con il loro linguaggio fiorito: "gasato"), è indispensabile che sia ridimensionato e tenuto a freno da un continuo confronto con la verità. Questo è l'unico modo per impedire che questo l'IO, già per sua natura elemento a rischio, diventi, se lasciato in libertà, incontrollato, un MEGA-IO o un super-EGO- di infelice memoria.

Infatti nelle dittature che la storia ricorda, al vertice si è sempre installato un "SUPER-IO", anche se poi nella realtà, il lato umano di quell'IO, di " super" non aveva niente!

Già durante il tempo calamitoso delle dittature, nonostante l'alone di gloria steso ad arte attorno al dittatore, qualcuno avvertiva la malefica invadenza del SUPER-IO e osava dire, magari sottovoce, che non era bene favorire o assecondare "il culto della persona".

Ma poi quasi nessuno ha avuto il coraggio di proclamarlo apertamente!

? chiaro che a questi livelli l'IO gode di un potere tanto grande da apparire, nella mente dell'uomo comune, quasi con la dimensione di "un idolo"!

Ciò, a mente fredda e a distanza di tempo, può essere giudicato un assurdo, ma è pur vero che moltissimi uomini si sono sottomessi o addirittura venduti alla volontà di questi super-IO?

E quanta libertà è stata sacrificata e peggio ancora, quante vite umane sono state immolate davanti a questi infernali Moloc del SUPER-IO?

Parrebbe logico e naturale che, dopo ogni esperienza del nefando e incontrastato dominio del SUPER-IO, gli uomini avrebbero maturato il loro deciso" basta", ma questo puntualmente non è mai avvenuto!

Perché?

Il problema è insito proprio in ogni uomo, infatti, come dicevo poco sopra, ognuno nasce già con la tendenza al SUPER-IO perciò, se decisamente, fin dall' infanzia non si combatte e non lo si contrasta con una buona formazione interiore, esso frequentemente alzerà il capo continuando a dare del filo da torcere nella comunità.

Anche il peccato di Adamo ed Eva è stato suggerito e consumato per la spinta del primo e impellente desiderio di conseguire un traguardo da SUPER-IO.

"Ma il serpente disse alla donna "Voi non morirete affatto! Anzi, Dio sa che nel giorno in cui ne mangerete, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscitori del bene e del male." (Gen 3,.4 - 5) Ecco il tentativo palese di arrivare al possesso del super-IO, che diventa tentazione irresistibile e fatale per l' umanità intera.

Da ciò che è stato sopra affermato, può sembrare che il SUPER-IO crei danni solo in qualche fase alta della vita o in qualche settore della società; come ogni malanno fisico non è tale solo se causa la morte, ma al contrario, può esserlo anche se produce danni minori, così nella realtà quotidiana capita, più frequentemente di quello che si pensi, che in molti casi nei quali l'IO fa capolino, cagioni ugualmente dei danni anche se di non colossale entità

Piuttosto fermiamo la nostra attenzione su alcune espressioni verbali che sentiamo ripetere frequentemente nel dialogare delle persone:

"Qui comando io!"; "Te lo dico io!"; "Tu stai zitto perché so io quello che voglio fare!"; ecc.

Queste e quante altre frasi simili che vengono usate quotidianamente fra coniugi; fra genitori e figli; fra datori di lavoro e lavoratori; fra insegnanti e alunni; se collocate nel contesto di un certo discorso, assumono, pur con diversa intensità, la stessa caratteristica e connotazione delle altre espresse dal "SUPER-IO.

Ricordo una battuta scherzosa della parlata popolare che, in qualche modo, respingeva un'affermazione, anche se tenue, del SUPER-IO.

Quando l'esercizio della libertà non aveva ancora raggiunto, come oggi, i limiti spassosi dell'indecenza (!?) alla persona, che in una discussione avesse più volte e con vigore ripetuto:"Te lo dico io!…" come risposta immediata dell'interlocutore si sarebbe sentito dire :"Ma tu chi sei, Garibaldi?" Garibaldi a noi alunni della elementari, un tempo ormai tramontato, veniva presentato come "L'eroe dei due mondi" o "Il condottiero intrepido", ecc. perciò accostare allo spessore attribuito a questo nome qualche poveraccio equivaleva esprimere il nostro odierno: "Parli solo perché hai la lingua in bocca!"

LA SOLUZIONE ? L’UMILTÀ

Cosa possiamo fare allora per non cadere noi nel SUPER-IO e soprattutto perché non mieta vittime attorno a noi?

Gesù, che è verità, ce lo ha insegnato con estrema semplicità e chiarezza:"Imparate da me che sono MITE ed UMILE di cuore".

L'UMILTÀ è la grande virtù che, se praticata, collocherebbe ciascuno al suo posto senza produrre ingiustizie o torti!

Pur sperando nel contrario, penso che anche molti credenti siano poco convinti dell'estrema utilità di questa virtù, perché sull'onda delle idee che circolano oggi, in molti si è formata la convinzione che essa piuttosto mortifichi la persona, trascurando o addirittura nascondendo i talenti che il buon Dio ha dato a ciascuno.

Infatti l'opinione prevalente è questa: "Chi è umile e trascura di emergere rimane anonimo, ma soprattutto, una nullità".

Poiché nessuno ama queste caratteristiche ritenute deleterie, molte persone fanno sforzi inauditi o affrontano disagi notevoli pur di affermare e sfoderare, talvolta anche in modo abbastanza puerile e ridicolo il proprio "IO".

Un po' come le lucciole che volando nelle notti calde e stellate sulle messi biondeggianti, ogni tanto mandano guizzi di luce, quasi per affermare:"Ci sono anch'io!"

Ma per essere obiettivi, è proprio necessario e così importante emergere? Ogni persona vale per quello che è dentro, non per quello che riesce a far vedere agli altri!

? il caso del rappresentante che svolge il suo lavoro usando una macchina lussuosa, ma vende cose di poco valore, però coloro che vedono la macchina sono indotti a pensare:"Se viaggia con una mezzo così costoso, chissà quanto vende, quanto guadagna e, senza dubbio sarà anche merce ottima."

UN BUON CONSIGLIO

La prudenza non è mai troppa quando si ha a che fare con l' io e il suo più stretto alleato: l'orgoglio.

Ancora:

L'umiltà, nonostante quello che tanti pensano, crea spesso una predisposizione di favorevole accoglienza nell'animo degli altri, anche se talvolta il riscontro non è immediato, questo si nota specialmente fra gli amici: l'umile attira sempre le simpatie molto più di quelli che si mettono in vista o in qualche modo si esibiscono.

Constatazione:

La virtù dell'umiltà, applicata in ogni momento, diventa in alcuni settori della vita esistenziale, anzitutto fra coniugi, infatti essa costituisce l'occasione più felice per favorire un dialogo costruttivo. L'ego spesso tende ad imporsi e a creare sudditanza, invece l'umiltà offre collaborazione con molto rispetto e delicatezza.

Altra constatazione:

L'umiltà genera anche dolcezza, dote utilissima in ogni momento della convivenza familiare dei coniugi e, in modo particolare, nell'educazione dei figli.

Essa, infatti, va impartita anzitutto con il massimo impiego dell'intelligenza, per garantire e mantenere la linea della obiettività e della verità, onde evitare ogni influsso superficiale del proprio IO, e poi, con tanta e tanta profusione di dolcezza perché durante la formazione non appaia mai nemmeno l'ombra della costrizione.

? diventata famosa, quasi un proverbio, una frase di San Francesco di Sales: "Si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto."

Da ricordare e tenere presente:

Nell'educazione dei figli, ogni imposizione facilmente produce ribellione, al contrario è necessario produrre convinzione, la qualità più adatta e opportuna per ottenere una formazione solida.

Purtroppo alle volte i genitori quando comunicano qualche idea che ritengono utile e valida per la crescita e la formazione del figlio vorrebbero vedere una adesione pronta e risultati immediati, perché non hanno tempo da perdere in lunghe attese o inutili ripetizioni, che sembrano buttate al vento. In questi momenti, abbastanza frequenti, il genitore ricordi che non è sempre l'esecuzione immediata degli ordini che forma una persona, ma piuttosto la convinzione che si formerà nel tempo, che è giusto e doveroso attuarli.

Il muratore che vuole costruire una casa non ordina il numero delle pietre occorrenti poi le scarica alla rinfusa su un terreno insieme a calce e sabbia, ma le colloca con ordine e con maestria, secondo un disegno prestabilito; le amalgama con calce perché siano staticamente stabili e formino una costruzione solida e piacevole a vedersi.

Ora quale costruzione può essere più importante della formazione di un uomo?

Vale dunque la pena impegnarsi con totale dedizione, con pazienza e dolcezza!

? ovvio che nella vita umana il lavoro si sviluppa fra l'io, mantenuto al posto che gli compete per natura e tutto quanto serve gradualmente per accumulare una maturità autentica.

Da parte mia un augurio tanto grande quanto è il problema e una sentita preghiera affinché il al Signore che vi ama vi assista con la sua grazia.