I MIRACOLI EUCARISTICI
di Massimo Craboledda
IL MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO
Mentre la grande storia descrive, nellVIII° secolo, unItalia teatro di contesa fra Longobardi e Bizantini prima, fra Longobardi e Franchi poi, fino al definitivo affermarsi di questi ultimi, una storia più minuta, ma più straordinaria, ci conduce a Lanciano, piccolo centro degli Abruzzi, in provincia di Chieti, adagiato fra il mare Adriatico ed i contrafforti della Maiella. Lanno è imprecisato; siamo, forse, intorno alla metà di quel secolo. La chiesa di S. Legonziano (che qualcuno vuole identificare con S. Longino, il soldato che trapassò con la lancia il costato di Gesù morto sulla croce) era affidata a monaci basiliani, monaci che si ispiravano alla regola di S. Basilio (330-379), padre del monachesimo orientale, vescovo di Cesarea di Cappadocia e dottore della Chiesa. Uno di essi, mentre celebrava la Messa, dopo aver pronunciato le parole della consacrazione, prese a dubitare della reale presenza del Cristo sotto le sacre Specie: fu allora che, sotto i suoi occhi, lOstia si tramutò in un pezzetto di carne ed il vino consacrato in sangue che si coagulò in cinque grumi di diversa grandezza.
Immediata e vasta fu leco di tanto miracolo, subito trascritto in una pergamena, poi trafugata nella prima metà del secolo XV° e mai più ritrovata. I francescani, nel frattempo, erano succeduti ai basiliani e ai benedettini nella cura della chiesa. La chiesa stessa era stata ricostruita nel 1258 dai frati minori conventuali e dedicata a S. Francesco. Qui le preziose reliquie furono conservate in una cappella apposita sul lato destro dellaltare maggiore, accessibile attraverso una porticina completamente murata allepoca delle incursioni turche per impedire eventuali profanazioni.
Si narra anche che, l1 Agosto 1566, un frate minore, Giovanni Antonio di Mastro Renzo, preoccupato di possibili incursioni, volle portare le reliquie in salvo lontano dal paese. Ma, dopo aver camminato per un giorno, si ritrovò misteriosamente ancora alle porte di Lanciano: comprese, allora, che esse non dovevano allontanarsi da quel luogo. Oggi sono custodite sopra laltare maggiore della chiesa, in un tabernacolo accessibile tramite una scalinata che offre a tutti la possibilità di osservarle in dettaglio. La carne è esposta al centro della raggiera di un ostensorio, mentre i grumi di sangue sono contenuti in un calice di cristallo alla base dellostensorio stesso.
Le più antiche testimonianze scritte in nostro possesso risalgono ai secoli XVI° e XVII°, cioè ad almeno ottocento anni dopo lavvenimento, a testimonianza di una tradizione ininterrotta.
Parecchie ricognizioni delle reliquie hanno avuto luogo nei secoli, dalla prima, nel 1574, a quelle del decennio 1970-1980. Ci soffermeremo, in particolare, su queste ultime.
Nel novembre 1970 i francescani di Lanciano acconsentirono a sottoporre ad un esame scientifico quella carne e quel sangue. Fu incaricato il Prof. Odoardo Linoli, docente di anatomia e istologia patologica coadiuvato dal Prof. Ruggiero Bertelli dellUniversità di Siena. Queste le conclusioni essenziali cui giunsero i ricercatori:
1. la carne miracolosa è veramente carne costituita dal tessuto muscolare striato del miocardio;
2. il sangue miracoloso è vero sangue: lanalisi cromatografica lo dimostra con certezza assoluta;
3. lo studio immunologico indica che la carne ed il sangue sono certamente di natura umana ed appartengono entrambi allo stesso gruppo sanguigno AB;
4. nessuna sezione istologica ha rilevato traccia di infiltrazioni di sali o di sostanze conservatrici utilizzate nellantichità per la mummificazione. Il caso di un corpo mummificato secondo i procedimenti conosciuti è molto differente da quello di un frammento di miocardio lasciato allo stato naturale per secoli, esposto agli agenti atmosferici e biochimici.
Il Prof. Linoli esclude con convinzione lipotesi di un falso. «Infatti egli dice- supponendo che si sia prelevato il cuore di un cadavere, io affermo che solamente una mano esperta in dissezione anatomica avrebbe potuto ottenere un «taglio» uniforme di un viscere incavato (come si può ancora intravedere sulla carne) e tangenziale alla superficie di questo viscere, come fa pensare il corso prevalentemente longitudinale dei fasci delle fibre muscolari, visibile, in parecchi punti, nelle preparazioni istologiche. Inoltre, se il sangue fosse stato prelevato da un cadavere, si sarebbe rapidamente alterato, per deliquescenza o putrefazione».
A conclusioni analoghe giunse pochi anni dopo una commissione scientifica nominata dal Consiglio Superiore dellOrganizzazione Mondiale della Sanità. Fu riaffermato che i frammenti prelevati a Lanciano non potevano essere assimilati a tessuti mummificati. La loro conservazione dopo dodici secoli in reliquiari di vetro, in assenza di sostanze conservanti, antisettiche, antifermentative e mummificanti (di cui non si è trovata traccia) è scientificamente inspiegabile. La scienza, dunque, si è arrestata di fronte al mistero, e ciò le fa onore. Quanto alla natura del frammento di carne, la commissione dichiara che si tratta di tessuto vivente perché risponde rapidamente a tutte le reazioni cliniche proprie degli esseri viventi.
In questo il miracolo di Lanciano conferma meravigliosamente la fede della Chiesa: nellEucaristia un vivente si dona a noi, Gesù, risorto e vivo per sempre, Lui che ha detto: Io sono il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6,51).
E, se è vero che nellOstia consacrata riceviamo il Cristo nellinterezza della Sua natura divina ed umana, non può essere senza significato il fatto che Egli abbia voluto rafforzare la nostra fede mostrandoci un frammento del Suo Cuore: un segno evidente dellamore senza limiti che nutre per noi fino a farsi pane spezzato.