IL CAMMINO CONTINUA …!
di Annetta Ventura
Domenica 16 ottobre si è tenuto il primo incontro di A.C. del nuovo
anno di lavoro.
Sono venuti a trovarci i due vicepresidenti
diocesani del settore adulti, Leonello Solini e Daniela Fronzillo, perché
l’AC non nasce da sola: ha bisogno di essere proposta e presentata come esperienza di vita, di amicizia, di progetti
insieme. Leonello Solini ci ha raccontato l’A.C. senza
retorica, con pacatezza e convinzione, ponendoci una domanda e dandoci dei
punti sui quali riflettere. Abbiamo incominciato a cercare insieme le nostre
risposte nello scambio di opinioni che ha concluso la riunione.
Ø
Essere A.C. a San Gioacchino
Che cosa vuol dire essere Azione Cattolica a San Gioacchino?
Solo la gente di San Gioacchino può rispondere a questa domanda.
Certamente per ogni laico cristiano è doveroso informarsi,
porsi dei perché, proporre cose nella realtà temporale, avere idee chiare e
riflessi pronti per far fronte alle responsabilità che come cristiano dobbiamo
fronteggiare.
Ø
“
Questa frase di Giovanni Paolo II postula una
indispensabilità che in un primo momento si fatica ad attribuire all’A.C.
Nei loro discorsi,
Papa e Vescovi non si riferiscono ad una singola parrocchia.
I loro discorsi non
hanno limiti spaziali o temporali. Il Papa si riferiva ai tanti laici che,
“fedeli alla
loro vocazione e stretti attorno ai legittimi Pastori, siano disposti a condividere
la quotidiana fatica dell'evangelizzazione in ogni ambiente”.
L’A.C. è
Chiesa ed è in un continuo processo di crescita, in una tensione dinamica.
Volendo usare
una metafora non si può pensare ad una fotografia, la sequenza dei fotogrammi
di un film rende meglio l’idea del lavoro, del cambiamento.
L’A.C. ha nella
sua identità una forte tensione su come essere Chiesa, sulla ricerca di uno
stile che sia sempre adatto ai tempi.
Se questa tensione
viene meno, L’A.C. non è fedele a se stessa.
Anche esperti e
studiosi laici non possono nascondersi che nella società di oggi c’è una
grande disgregazione, una diffusione della micro-criminalità,
un’instabilità del matrimonio e della famiglia, un desiderio di fuga dai
problemi.
In un suo testo sui rapporti
fra le istituzioni civili e
Ma l’analisi di
Spadolini si riferiva agli anni dopo la fine del Risorgimento italiano.
Come poteva sentirsi
un laico cattolico 150 anni fa, quando molti dei criteri culturali su cui aveva
costruito i propri parametri di vita erano venuti a mancare quasi
improvvisamente? La scienza era elevata a livello di religione, e sembrava in
atto una sorta di agonia della fede. Tutto sembrava essere in sfacelo. Quali
soluzioni attuare?
Sentirsi scoraggiati,
alzare un bastione e raccogliersi in una sorta di recinto in cui vivere
isolati, lasciando fuori tutto quello che poteva aggredire?
Per qualcuno, però,
rinunciare ad avere progetti era inaccettabile.
Due giovani, Giovanni
Aquaderni e Mario Fani, proprio in quegli anni, fondano prima
Le loro intuizioni sono
geniali e semplici: andare incontro agli altri, non essere e sentirsi soli,
unirsi per confrontarsi con un ambiente che poteva essere ostile.
L’A.C., con la
sua rete associativa, offriva certezze in un momento di incertezze, univa
persone isolate e lontane, valorizzava la caratteristica della laicità di
mettere insieme idee diverse, di creare unione non uniformità.
Ø
“In
una situazione critica, Dio vuole darci tanta capacità di resistenza quanta ci
è necessaria.
…” (Dietrich Bonhoeffer – Natale 1942)
Queste sono parole del teologo tedesco, luterano,
Dietrich Bonhoeffer, parole con le credenziali del martirio: Bonhoeffer fu
impiccato in un lager nazista.
Anche nei momenti peggiori
bisogna continuare a sperare, fino a quell’ultima alba. Ci sono uomini
che ritengono poco serio, e cristiani che ritengono poco pio, sperare in una
vita futura migliore. Non siamo ancora arrivati a quell’ultima alba,
dobbiamo lavorare, pregare e continuare il nostro lavoro. Il risultato reale è
al di là della nostra comprensione.
Ø
«Verso la fine della
notte egli venne verso di loro camminando sul mare…
Pietro gli disse:
”Signore, se sei tu, comanda che io venga da te camminando sulle
acque”. Ed egli disse: ”Vieni!”. Pietro, scendendo dalla
barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza
del vento, si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: ”Signore,
salvami”. E subito Gesù stese la mano, l’afferrò …”». (Mt 14, 25-33)
Anche noi, a volte
siamo in balia del vento, abbiamo anche paura dell’acqua, non sappiamo se
staremo a galla, ma formando una catena, insieme, in comunione, possiamo
ricercare la mano di Gesù tesa per aiutarci.
La vita e la personalità eroica di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945)
testimoniarono l'assoluta incompatibilità fra il dettato della chiesa luterana
e il fosco paganesimo del regime hitleriano. Bonhoeffer fu infatti tra i
principali promotori della cosiddetta “Chiesa confessante” che
rappresentò in Germania la resistenza cristiana al nazismo.
Nel ’39 va
in America perché la sua posizione era già compromessa, ma gli scrupoli di
coscienza sono tali che nel giro di poche settimane ritorna in patria pur
sapendo ciò che l’attende.
"È la
fine, per me è l'inizio della vita": queste le ultime parole di Bonhoeffer prima di essere assassinato
per ordine diretto di Hitler nel campo di concentramento di Flossenbürg il 9
aprile 1945
Scrive Giovanni Paolo II:
"L'ecumenismo dei martiri è forse il più convincente. La communio sanctorum
parla con voce più alta dei fattori di divisione" (TMA 36)
Si dice che sullo scrittoio di Giovanni Paolo II, si trovava sempre
qualcosa di Bonhoeffer.. (NdR)