IL CAMMINO CONTINUA …!

di Annetta Ventura

 

Domenica 16 ottobre si è tenuto il primo incontro di A.C. del nuovo anno di lavoro.

Sono venuti a trovarci i due vicepresidenti diocesani del settore adulti, Leonello Solini e Daniela Fronzillo, perché l’AC non nasce da sola: ha bisogno di essere proposta e presentata come esperienza di vita, di amicizia, di progetti insieme. Leonello Solini ci ha raccontato l’A.C. senza retorica, con pacatezza e convinzione, ponendoci una domanda e dandoci dei punti sui quali riflettere. Abbiamo incominciato a cercare insieme le nostre risposte nello scambio di opinioni che ha concluso la riunione.

 

Ø       Essere A.C. a San Gioacchino

Che cosa vuol dire essere Azione Cattolica a San Gioacchino?

Solo la gente di San Gioacchino può rispondere a questa domanda.

Certamente per ogni laico cristiano è doveroso informarsi, porsi dei perché, proporre cose nella realtà temporale, avere idee chiare e riflessi pronti per far fronte alle responsabilità che come cristiano dobbiamo fronteggiare.

 

Ø       La Chiesa non può fare a meno dell’Azione Cattolica…” (Giovanni Paolo II,  XI Assemblea Nazionale di A.C., 26 aprile 2002)

 

Questa  frase di Giovanni Paolo II postula una indispensabilità che in un primo momento si fatica ad attribuire all’A.C.

Nei loro discorsi, Papa e Vescovi non si riferiscono ad una singola parrocchia.

I loro discorsi non hanno limiti spaziali o temporali. Il Papa si riferiva ai tanti laici che, “fedeli alla loro vocazione e stretti attorno ai legittimi Pastori, siano disposti a condividere la quotidiana fatica dell'evangelizzazione in ogni ambiente”.

L’A.C. è Chiesa ed è in un continuo processo di crescita, in una tensione dinamica.

Volendo usare una metafora non si può pensare ad una fotografia, la sequenza dei fotogrammi di un film rende meglio l’idea del lavoro, del  cambiamento.

L’A.C. ha nella sua identità una forte tensione su come essere Chiesa, sulla ricerca di uno stile che sia sempre adatto ai tempi.

Se questa tensione viene meno, L’A.C. non è fedele a se stessa.

Anche esperti e studiosi laici non possono nascondersi che nella società di oggi c’è una grande disgregazione, una diffusione della micro-criminalità, un’instabilità del matrimonio e della famiglia, un desiderio di fuga dai problemi.

In un suo testo sui rapporti fra le istituzioni civili e la Chiesa, Giovanni Spadolini scriveva della religione messa ai margini nella scuola e dell’aggressione culturale verso i cristiani. Una situazione questa che si ripropone spesso.

 

Ma l’analisi di Spadolini si riferiva agli anni dopo la fine del Risorgimento italiano.

Come poteva sentirsi un laico cattolico 150 anni fa, quando molti dei criteri culturali su cui aveva costruito i propri parametri di vita erano venuti a mancare quasi improvvisamente? La scienza era elevata a livello di religione, e sembrava in atto una sorta di agonia della fede. Tutto sembrava essere in sfacelo. Quali soluzioni attuare?  

Sentirsi scoraggiati, alzare un bastione e raccogliersi in una sorta di recinto in cui vivere isolati, lasciando fuori tutto quello che poteva aggredire?

Per qualcuno, però, rinunciare ad avere progetti era inaccettabile.

Due giovani, Giovanni Aquaderni e Mario Fani, proprio in quegli anni, fondano prima la Società dei Giovani e poi l’Azione Cattolica.

Le loro intuizioni sono geniali e semplici: andare incontro agli altri, non essere e sentirsi soli, unirsi per confrontarsi con un ambiente che poteva essere ostile.

L’A.C., con la sua rete associativa, offriva certezze in un momento di incertezze, univa persone isolate e lontane, valorizzava la caratteristica della laicità di mettere insieme idee diverse, di creare unione non uniformità.         

 

Ø       “In una situazione critica, Dio vuole darci tanta capacità di resistenza quanta ci è necessaria. (Dietrich Bonhoeffer – Natale 1942)

Queste sono parole del teologo tedesco, luterano, Dietrich Bonhoeffer, parole con le credenziali del martirio: Bonhoeffer fu impiccato in un lager nazista.

Anche nei momenti peggiori bisogna continuare a sperare, fino a quell’ultima alba. Ci sono uomini che ritengono poco serio, e cristiani che ritengono poco pio, sperare in una vita futura migliore. Non siamo ancora arrivati a quell’ultima alba, dobbiamo lavorare, pregare e continuare il nostro lavoro. Il risultato reale è al di là della nostra comprensione.  

 

Ø       «Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare

Pietro gli disse: ”Signore, se sei tu, comanda che io venga da te camminando sulle acque”. Ed egli disse: ”Vieni!”. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: ”Signore, salvami”. E subito Gesù stese la mano, l’afferrò …”». (Mt 14, 25-33)

 

Anche noi, a volte siamo in balia del vento, abbiamo anche paura dell’acqua, non sappiamo se staremo a galla, ma formando una catena, insieme, in comunione, possiamo ricercare la mano di Gesù tesa per aiutarci.   

 

 


La vita e la personalità eroica di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) testimoniarono l'assoluta incompatibilità fra il dettato della chiesa luterana e il fosco paganesimo del regime hitleriano. Bonhoeffer fu infatti tra i principali promotori della cosiddetta “Chiesa confessante” che rappresentò in Germania la resistenza cristiana al nazismo.

Nel ’39 va in America perché la sua posizione era già compromessa, ma gli scrupoli di coscienza sono tali che nel giro di poche settimane ritorna in patria pur sapendo ciò che l’attende.

"È la fine, per me è l'inizio della vita": queste le ultime parole di Bonhoeffer prima di essere assassinato per ordine diretto di Hitler nel campo di concentramento di Flossenbürg il 9 aprile 1945

Scrive Giovanni Paolo II: "L'ecumenismo dei martiri è forse il più convincente. La communio sanctorum parla con voce più alta dei fattori di divisione"  (TMA 36)

Si dice che sullo scrittoio di Giovanni Paolo II, si trovava sempre qualcosa di Bonhoeffer.. (NdR)