PASTORALE FAMILIARE

a cura di Serena Polombito

Si è tenuto il 9 Ottobre u.s., presso il Seminario Arcivescovile, il consueto convegno di pastorale familiare, che quest’anno ha affrontato il tema delle famiglie in difficoltà, cercando di individuare la strada giusta per accompagnarle efficacemente.

 

«Situazioni matrimoniali difficili e irregolari – differenti tipologie ed approccio pastorale della Chiesa»: questo il titolo del convegno, tema che Don Massimo Cassani, neo promosso Monsignore, ha trattato con accorata attenzione e comprensione verso le tante situazioni causa di sofferenza, pur mantenendosi saldamente ancorato al magistero della Chiesa, madre e maestra. Il fenomeno è di vastissime proporzioni e presenta molteplici sfaccettature: vi sono famiglie in difficoltà dove si lotta per salvare l’unione, famiglie in crisi, che appaiono unite, coppie già divise, persone separate che vivono sole, altre che invece hanno formato un nuovo nucleo familiare, figli contesi … ecc. Tutte sono indistintamente colpite da grandi sofferenze che segnano tutti i membri della famiglia ed in particolare i figli, vittime sempre innocenti, che pagano prezzi altissimi educativamente, psicologicamente ed affettivamente. (Questo problema nel problema è così importante e delicato che lo stesso Arcivescovo si ripropone di farne il tema centrale di un prossimo convegno)

Il fenomeno poi non riguarda soltanto coppie di non credenti, o non praticanti, spesso purtroppo, anche persone educate con fede alla fede, cresciute nelle parrocchie e sposatesi con sincera convinzione, si trovano a sperimentare la separazione, che vivono come fallimento personale e della propria fede.

La pastorale familiare, che vorrebbe tendere una mano sinceramente solidale, per capire e risanare, è fortemente ostacolata dall’azione dei mass media che «mossi in genere da prospettive antropologiche alquanto lontane dalla concezione cristiana e marcatamente segnate dalla cultura dominante di tipo soggettivista, centrata sul piacere/appagamento individuale e sul sentimento, rischiano di inculcare visioni approssimative o peggio assolutamente distorte e negative dell’amore coniugale e del matrimonio e finiscono così per moltiplicare casi e situazioni del genere, inducendo anche un “effetto imitazione”».

 

In questa intricata situazione, la pastorale familiare si muove come un agnellino tra un’orda di bisonti, nel tentativo di trasmettere il messaggio dell’indissolubilità del matrimonio e dell’insegnamento della Chiesa, senza trascurare la sollecitudine e l’accoglienza misericordiosa che occorre avere verso i fratelli in difficoltà.

Considerando che le famiglie sfasciate non sono mai un bene per nessuno, ma segnano sempre una sconfitta per le persone singolarmente e per la società in generale,  e che derivano comunque da un precedente incontro d’amore, da una scelta, una decisione, un cammino comune poi interrotto, spesso drammaticamente, la pastorale familiare indica alcune ipotesi di lavoro tendenti, se non a risolvere, almeno ad arginare, poi possibilmente a ridurre, la vastità del fenomeno. In particolare si propone:

 

1)       Formazione degli adolescenti e dei giovani all’affettività, alla sessualità, all’amore.

2)       Formazione e preparazione dei fidanzati alla vita coniugale, non solo in prossimità del matrimonio, ma partendo da lontano.

3)       Accoglienza ed accompagnamento pastorale delle giovani coppie.

4)       Cura, sostegno, formazione spirituale, dottrinale e pastorale delle famiglie.

5)       Rinnovata sensibilità all’educazione dei figli.

6)       Attenzione ai matrimoni interreligiosi.

7)       Presenza nel territorio di operatori e strutture atte ad intervenire prontamente, con competenza ed efficacia, nei casi difficili.

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Nella relazione di Don Cassani si fa riferimento a situazioni coniugali differenti e che è necessario distinguere, non solo per chiarezza, ma anche perché richiedono approcci pastorali differenziati. Secondo la terminologia usata anche dai documenti del Magistero si parla di:

 

A)     matrimoni in difficoltà

B)      situazioni difficili

C)      situazioni irregolari

 

L’esposizione è stata così interessante, precisa, articolata e ricca di preziose considerazioni, che desiderando riportarla il più fedelmente possibile, mi limiterò, in questo numero del bollettino a trattare il primo punto, rimandando gli altri due e la conclusione ai prossimi bollettini.

 

Ø       MATRIMONI IN DIFFICOLTÀ

 

Sono tantissimi e comprendono una assai vasta gamma di situazioni, dalle piccole incomprensioni che, trascurate, possono causare chiusura e raffreddamento tra i coniugi, fino ai casi più gravi di «“separati in casa” con assenza totale di qualsiasi comunicazione o, peggio, con episodi di violenza domestica».

Non esistono indicazioni pastorali univoche e sempre valide, data la grande varietà e complessità dei casi, ogni intervento deve comunque essere delicatissimo ed attentissimo per non risultare un’indebita intrusione nella vita di coppia, anziché il valido aiuto che vorrebbe essere.

Può risultare utile «aiutare le coppie in crisi a riscoprire nel proprio matrimonio i motivi e le sorgenti di reciproca fiducia e di speranza. A questo scopo, occorre spesso tornare alle origini del rapporto coniugale, ai sentimenti ed intenzioni con cui ci si è scelti all’inizio ed al dono ricevuto nel sacramento. Facendo ricorso alle risorse della natura e della grazia è possibile, spesso, superare vittoriosamente le difficoltà. Ma occorre la volontà di ambedue i coniugi, ciò che non sempre c’è. A volte poi, anche in presenza di una buona volontà bilaterale e malgrado questa, il peso del passato, col suo carico d’incomprensioni, sofferenze e conflittualità, è talmente forte e condizionante che qualunque cosa si faccia non si riesce ad uscire dall’impasse ed a modificare il clima familiare. In questi casi è importante poter ricorrere alla consulenza ed all’aiuto di operatori più preparati e specializzati (consulenti familiari, psicologi). La presenza, nelle nostre diocesi, di Consultori familiari con personale appositamente formato è ormai un dato acquisito, ma anche una necessità crescente …

… Un elemento che può aiutare al superamento delle difficoltà e dei conflitti è la considerazione dei figli e del loro bene. Non va infatti dimenticato che la separazione, e l’eventuale seconda unione dei genitori è, nella gran parte dei casi, imposta ai figli contro la loro volontà ed è per loro un trauma ed una ferita che fatica a cicatrizzare, e che può palesare i suoi effetti negativi anche a parecchi anni di distanza. Fa impressione rilevare come, nei messaggi veicolati ad esempio dai mezzi della comunicazione sociale, si ponga grande attenzione agli stati d’animo dei due coniugi, mentre quasi nessuna è data alle esigenze ed ai sentimenti dei figli, che si suppongono sempre sereni e pacifici, o comunque implicitamente consenzienti.»

 

La mia esperienza di catechista, ormai ultraventennale, mi porta a conoscere profondamente i bambini e a raccogliere spesso le loro confidenze, soprattutto quando soffrono. A conferma di quanto dice Don Cassani, posso assicurare che la separazione dei genitori provoca angosce e sofferenze indicibili, che i genitori non conosceranno mai, perché i bambini traditi e feriti dalle persone che più amano e nelle quali avevano riposto cieca fiducia, perdono il punto di riferimento, perdono il sostegno che garantiva sicurezza, si convincono di costituire un intralcio, un di più, forse addirittura la causa di quella separazione, e, vinti dalla paura, tacciono.

 

1-       continua