Azione Cattolica

Partecipare alla missione della Chiesa oggi

di Giuseppe Gualandi*

Nel marzo scorso i Vescovi hanno inviato una lettera all'AC: già il fatto in se stesso deve richiamare la nostra attenzione. Non è di tutti giorni che la CEI si rivolga ad un movimento ecclesiale specifico' pur delle dimensioni storiche e sociali proprie della nostra associazione. Il documento, insieme ad altri richiami precedenti, ci interpella direttamente come laici, sollecita un nostro quotidiano impegno nella evangelizzazione, cogliendo le sensibilità, individuando le modalità e i linguaggi che possono rendere più efficaci la testimonianza e l’annuncio del Vangelo all'interno di un contesto culturale complesso ed articolato, non sempre facile da interpretare, comunque da non accettare acriticamente ma neppure da rifiutare a priori. La partecipazione dei laici alla missione della Chiesa, in forza della Vocazione battesimale, è il presupposto da cui partono i vescovi, in questo confortati dai molteplici documenti del magistero, specie dal Concilio Vaticano II in poi.

"I laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo capo. Infatti, inseriti nel corpo mistico di Cristo per mezzo del battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della cresima, sono deputati dal Signore stesso all’apostolato. (...)

Tutti i laici facciano pure gran conto della competenza professionale, del senso della famiglia, del senso civico e di quelle virtù che riguardano i rapporti sociali, come la correttezza, lo spirito di giustizia, la sincerità, la cortesia, la fortezza di animo: virtù senza le quali non ci può essere neanche una vera vita cristiana" (Decreto conciliare Apostolica actuasitatem)

Nella citata lettera viene riconosciuto il ruolo storico avuto dall'AC. Nonché, con sereno realismo, le difficoltà che l’associazione incontra oggi.

"Questa tipica esperienza di laici rappresenta una grande risorsa per la Chiesa in Italia e richiede oggi una rilettura ~ attenta alla eredità del passato e, insieme, coraggiosa nell'assumere forme rinnovate per il futuro. Riconosciamo, infatti, che senza l'Azione Cattolica sarebbe stato impossibile in vari contesti tradurre a livello popolare le scelte maturate dall'Episcopato per l'attuazione delle indicazioni conciliari nella catechesi, nella liturgia e nelle testimonianza della carità, come anche nella proposta di un modello di Chiesa caratterizzato dalla comunione e dallo slancio missionario.

Ma non possiamo fare a meno di cogliere nello stesso tempo talune difficoltà che stanno appesantendo la vitalità dell'Azione Cattolica: alcune legate alla vita della associazione; altre determinale da situazioni interne alle Chiese locali. Tra queste ultime segnaliamo la difficoltà di comporre la presenza di associazioni e movimenti e la stessa fatica della parrocchia a collocarsi nel contesto sociale ed ecclesiale in cambiamento.

Dobbiamo rilevare, altresì, che nel tempo ha perso vigore all’interno della comunità ecclesiale, e forse presso taluni ambiti della stessa associazione la consapevolezza che l’Azione Cattolica è una ‘singolare forma di ministerialità laicale’ (Paolo VI), da promuovere con convinzione. L’affievolirsi di questa consapevolezza ha prodotto, in alcuni contesti ecclesiali, una flessione della cura formativa - spirituale e apostolica - che in passato aveva contribuito in modo rilevante a suscitare generazioni di saldi testimoni della fede" (Lettera dei vescovi all’A.C.)

"La pastorale d’ambiente richiederà che le parrocchie ripensino le proprie forme di presenza e di missione e il loro rapporto con il territorio, aprendosi alla collaborazione con le parrocchie confinanti e a un’azione concertata con associazioni, movimenti e gruppi che esprimono la loro carica educativa soprattutto negli ambienti ... In questa prospettiva intendiamo sostenere con attenzione e speranza il cammino dell'Azione Cattolica, da cui, in particolare, ci attendiamo un’esemplarità formativa e un impegno che, mentre si fa sensibile alle necessità pastorali delle parrocchie, contribuisca a rinvigorire, mediante la testimonianza apostolica tipicamente laicale dei suoi aderenti, il dialogo e la condivisione della speranza evangelica in tutti gli ambienti della vita quotidiana" (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il primo decennio del 2000).

Porre, quindi, più attenzione alla dimensione vocazionale laicale da verificare nei percorsi formativi, nei luoghi dello studio, del lavoro, nell’assunzione consapevole anche di responsabilità sociali e politiche a fianco di coloro che vivono situazioni di disagio di qualsiasi genere.

In attesa che i diversi livelli associativi facciano proprie queste considerazioni e individuino nuovi percorsi formativi, più incisive modalità di presenza e anche, se necessario, assetti organizzativi più aderenti alla realtà odierna, riflettiamo, come aderenti, ma anche come semplici laici, sul richiamo di Paolo VI che fa come da sfondo ai documenti citati e, in particolare, alla lettera del marzo scorso: l’A.C. è una singolare forma di ministerialità laicale.

"L’A.C. è chiamata, come poche altre volte nella sua storia, ad essere scuola di laicità cristiana. Nel futuro deve educare le persone ad abitare con cordialità i luoghi della vita quotidiana, ad assaporarne le bellezze e a portarne con fortezza i pesi; le esperienze essenziali dell’esistenza: amore, lavoro, impegno, dolore e... i luoghi materiali, soprattutto la famiglia, la scuola, il mondo del lavoro. Laicità è solidarietà con il proprio tempo, è interesse ed attenzione ai problemi della società di oggi, guardati con lo sguardo dei più deboli; è disponibilità a dire con la parola e con i gesti, con lo stile personale, i valori della vita umana e della convivenza civile; è impegno a educarsi a giocare la propria parte nella società, per costruire un tessuto di relazioni a misura delle persone e delle loro esigenze. Laicità è dunque educarsi a vivere nella società con responsabilità, con libertà, con capacità di iniziativa. Riteniamo che questo significhi vivere il progetto culturale.

Il profilo di Chiesa che emerge dalla valorizzazione della laicità cristiana è quello di una Chiesa che ama la vita, non vive ripiegata su se stessa e conosce la gioia e l’ansia di aprirsi alla vita delle persone." (Paola Bignardi).

Forte di questa identità associativa laicale i Vescovi ritengono l'A.C. "una esperienza "di cui la Chiesa - e ogni Chiesa particolare - non possono fare a meno."

"Il legame diretto e organico dell’A.C. con la diocesi e con il suo Vescovo, espresso anche nella collaborazione con gli organismi pastorali diocesani, l’assunzione della missione della Chiesa, il sentirsi dedicati alla propria Chiesa e alla globalità della sua missione; il far proprio il cammino, le scelte pastorali, la spiritualità della Chiesa diocesana, tutto questo fa dell'A.C. non una aggregazione ecclesiale tra le altre ma un dono di Dio e una risorsa per l'incremento della comunione ecclesiale, sui quali ciascun Vescovo, il suo presbiterio e l’intera comunità ecclesiale sanno di potere fare affidamento." (Lettera dei Vescovi all'A.C.)

*Presidente del Gruppo AC Parrocchiale