LA VOCE DEL VESCOVO

di Maria Carla Papi

Fuori di te nulla bramo sulla terra.

Vengono meno la mia carne e il mio cuore;

ma la roccia del mio cuore è Dio,

è Dio la mia sorte per sempre. (Sal 73,26)

COME L’AGO DELLA BUSSOLA ...

Cosa sarebbe mai di noi, povero gregge belante e impaziente, balbettante e ribelle, forse fedele ma anche attratto da pascoli solo in apparenza più verdi, se i nostri pastori camminassero per loro conto, cambiando ogni giorno la meta, senza curarsi delle pecore loro affidate? Senza curarsi se si disperdono, se hanno o meno un buon pascolo, se all’imbrunire possono trovare rifugio, ristoro e sicurezza dai predatori nell’ovile?

Cosa avverrebbe di un navigante se l’ago della bussola impazzisse e si divertisse a ballare da un punto cardinale all’altro?

E, per dirla con il Card. Biffi, quale divertimento ci sarebbe a praticare qualsiasi gioco, se questo non avesse delle regole precise?

Qualsiasi impresa intraprenda l’uomo, occorre che l’idea, il progetto, abbia dei punti fermi, si basi su fondamenta solide, sia sempre come ... una casa costruita sulla roccia!

A maggior ragione, l’avere dei punti fermi è indispensabile per l’impresa più ardita che tocca ad ogni uomo: vivere!

Il credente, cioè colui che ha la grazia della fede, ha la fortuna di sapere che un Dio provvidente e previdente gli ha consegnato un libretto d’istruzioni (sempre prendendo a prestito una nota affermazione del Card. Biffi) per far sì che la vita sia spesa nel migliore dei modi consentendogli la massima resa: la salvezza eterna!

Non sempre però il credente si avvale di questo privilegio e allora ha bisogno di qualcuno che gli ricordi e gli spieghi i punti fermi dai quali non si può derogare senza rischio. Ecco allora entrare in gioco i nostri pastori: la fermezza delle loro linee di guida viene spesso discusso, contestato, snobbato, ascoltato con reverenza e subito dimenticato, ma in ogni caso, malgrado le insofferenze, qualcosa del loro insegnamento viene sempre accolto, resta impresso nell’anima e si rivela all’improvviso come una luce, nel momento che meno ci si aspetta. È questa la forza dello Spirito Santo: i pastori mettono barca e vele, ma è il vento dello Spirito che gonfia le vele ... quando la rotta è giusta, quando l’ago della bussola punta immobile, senza un fremito, su Cristo.

Questo è ciò che ha fatto il Card. Biffi nella sua vita di pastore e che tutti abbiamo potuto – e possiamo – constatare seguendo il suo Magistero.

Il 4 Ottobre – in occasione della Festa del Patrono di Bologna S. Petronio – uscirà un volume intitolato Liber Pastoralis Bononiensis nel quale sono raccolte le dodici note pastorali redatte dal Cardinale nell’ambito del suo magistero in diocesi, sei interventi monotematici relativi ad altrettanti argomenti: la cultura, il dialogo, la Sacra Scrittura nella comunità cristiana, la santità della Chiesa, la questione dell’immigrazione, l’Europa.

Il volume è aperto da un’ampia introduzione generale dello stesso Arcivescovo e inoltre, ogni testo, è preceduto da un suo commento che rivisita l’argomento e lo attualizza.

"Il titolo del libro – ha spiegato il Cardinale alla Tre giorni del Clero - è un omaggio ad un’idea del Card. Antonio Poma che da Presidente della CEI voleva dotare le Chiese della Penisola di un autorevole strumento per la comune attività pastorale. Lui voleva con tutte le sue forze che si arrivasse ad un Liber Pastoralis della chiesa italiana, ma non ha avuto la consolazione di vedere il compimento di questa speranza. Allora io ho voluto recuperare questo bel nome latino con lo scopo di onorare un nostro caro e non dimenticato Arcivescovo."

Il Cardinale poi avverte che le Note non hanno nessuna pretesa di universalità, ma in realtà, poiché assieme ai documenti monotematici toccano argomenti importanti, credo proprio che – anche senza la volontà del loro Autore – possano essere uno strumento universale per ogni cristiano, o almeno una parte significativa di quello che un giorno – chissà? – potrebbe essere addirittura un ... Liber Pastoralis europeo.

Ovviamente, sarà cura di questa rubrica fare riferimento a quelle Note e a quei documenti, dai quali tanti di noi - Parroco in testa - abbiamo attinto sempre in questi anni, non solo sul bollettino e non solo in questa rubrica.

L’OMAGGIO DELL’EREDE

Certo non è il Card. Biffi a rivendicare questa eredità, ma tutti abbiamo potuto constatare che egli, seminarista per sei anni su otto del Card. Giovanni Colombo, ha ereditato da questo pastore l’originalità, la lungimiranza e il non conformismo, l’apertura alle innovazioni senza tuttavia discostarsi mai dai ‘punti fermi’.

Lo spirito libero e l’interesse di ciò che nasconde l’animo umano sono doti di Biffi che si rivelano molto somiglianti a quelle del Card. Colombo per l’ampia conoscenza di scrittori e letterati anche non credenti e spesso, infatti, avvalendosi di precise citazioni, ci ha rivelato come, inaspettatamente, la verità possa erompere anche da chi non parla con la voce della fede, ma forse con la voce di chi – inconsciamente – è alla ricerca di Dio.

Biffi spiega, scherzando, che quelli erano tempi nei quali certi autori o certe opere erano proibite, anche se poi qualcuna veniva ammessa perché si diceva che l’autore, in punto di morte, aveva salutato un frate! Infatti non è certo ignorandolo che un pensiero contrario al nostro svanisce o si modifica, ma è conoscendolo e confrontandolo con la Verità che lo si annienta!

L’omaggio al Card. Colombo è richiamato sulla copertina dell’opera nel centenario della sua nascita e Biffi la motiva così:

"... questo vuole essere un segno della riconoscenza che gli devo, ma anche un invito discreto a non dimenticare un uomo di cultura, un credente, un pastore dall'eccezionale statura umana ed ecclesiale. Giovanni Colombo ha insegnato ad accostare i poeti e gli scrittori, soprattutto i meno cattolici e meno cristiani. La sua lettura era sempre rispettosa e oggettiva, ma riusciva anche ad essere autenticamente cristiana. Come educatore di candidati al sacerdozio - tra cui io stesso, molti Cardinali e Arcivescovi - era originale e non conformista. Pur nel convinto e leale accoglimento di tutta la sostanza dei contenuti tradizionali, non seguiva la consueta metodologia dei Seminari dell'epoca. È interessante rilevare che, pur essendo aperto e innovatore, non si è lasciato mai incantare dalle molte voci profetiche che si facevano portatrici dei più arditi progetti di riforma e mutazione. Arrivato sulla cattedra di S. Ambrogio in un'epoca tra le più inquiete e difficili ha saputo pilotare la nave della Chiesa milanese con illuminata fermezza."

Il Card. Colombo – come il nostro Card. Biffi – si può ben dire che

è stato l’ago della bussola che indomito ha sempre puntato su Cristo.

Non ci sono scuse per il popolo bolognese: Dio gli ha dato un pastore che ha posto le fondamenta del suo Magistero sulla Roccia di Cristo.

Non avvenga per nessuno di noi che il Signore abbia a dire un giorno:

  • ...ha disprezzato la Roccia, sua salvezza. ...

    La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato;

    hai dimenticato il Dio che ti ha procreato! (Dt 32,15-18)

  • Sia invece realizzata da tutti – in particolare dai giovani - la speranza che Giovanni Paolo II espresse nel suo messaggio del 1988 e in questo mese mariano preghiamo perché questa fiducia non sia disattesa per il bene di tutta l’umanità futura:

    "Sono sicuro che tutti voi volete costruire la vostra vita su un fondamento solido, che renda capaci di resistere alle prove che non mancheranno mai, un fondamento di roccia. Ed ecco dinanzi a voi Maria, Vergine di Nazaret, l'umile ancella del Signore, che mostrando suo Figlio dice: "Fate quello che Egli vi dirà", cioè ascoltate Gesù, ubbidite a Gesù, ai suoi comandamenti, abbiate fiducia in Lui, Questo è l'unico progetto di una vita veramente riuscita e felice. Questa è anche l'unica fonte di un più profondo senso della vita."