SCIENZA E FEDE
di Massimo Craboledda
Abbiamo concluso la riflessione sulla materia, nellultimo bollettino prima dellestate, accennando al mistero di cui essa è portatrice: la materia chiamata a sostenere la vita, chiamata, nellultimo giorno, ad essere trasfigurata nella risurrezione! Una risurrezione che non riguarderà solo i nostri corpi. Tutta la creazione, infatti, scrive S. Paolo "attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità non per suo volere ma per volere di colui che lha sottomessa e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio" (Rm 8,19-21).
Creato in vista delluomo, il mondo materiale ne condivide il destino e come è stato coinvolto nel peccato e sperimenta "caducità" e "corruzione" così, in modo misterioso, parteciperà alla risurrezione. È veramente grande ed unica questa rivelazione della nostra fede! Il pensiero antico, anche nelle espressioni più alte della filosofia greca, tendeva a liberare lo spirito dalla materia, considerata negativa. Nella visione cristiana, invece, anche la materia viene liberata: il male non proviene da essa; è lo spirito decaduto che la profana facendone un idolo. Nulla di quanto è stato creato può essere in sé negativo. Si dice, nel libro della Genesi, di ogni realtà creata: "Dio vide che era cosa buona".
Il testo di S. Paolo ci introduce in una dimensione profonda della creazione cui né la fisica, né la chimica, né la biologia né qualsivoglia altra disciplina scientifica ha accesso. Ma è tutta la Bibbia, nel suo insieme, che dà unimmagine viva e palpitante della natura; la materia è dinamica, mai inerte, sempre pronta a rispondere alla voce di Dio. Attraverso il linguaggio immaginifico, proprio della cultura ebraica, scopriamo monti e colline che saltellano come arieti e come agnelli di un gregge, fiumi che battono le mani, ancora montagne che gridano di gioia. Sono, naturalmente, metafore ma, anche alla luce del testo paolino, non si può non vedere in queste ed in tante altre espressioni simili una lode vera che sale realmente a Dio da tutto il creato: luniverso, quindi, come un immenso tempio, dove si celebra unininterrotta liturgia, splendidamente riassunta dal cantico dei tre giovani nel profeta Daniele (Dn 3, 51-90). Ed in questo contesto è allora naturale che le cose create, nella loro piena materialità, siano portatrici di un messaggio e che nella loro sostanza sia inscritta unimpronta di quella realtà di cui sono simbolo e testimonianza. Pensiamo al significato che nella Bibbia assumono la luce, lacqua, il fuoco, il vento, larcobaleno, il grano, il vino, la vigna, lolio, il sale, la pietra, la roccia, i gigli del campo, il granello di senape, perfino la polvere e la cenere. Né può stupirci che la materia sia chiamata, per la potenza di Dio, a partecipare ai momenti più alti della vita dello spirito, la celebrazione dei sacramenti, divenendo mezzo di trasmissione della grazia.
Durante la veglia pasquale il sacerdote immerge nellacqua il cero acceso, simbolo del Cristo risorto, mentre pronuncia su di essa la benedizione: e quellacqua diviene misteriosamente ma realmente capace, nelle mani della Chiesa e per lazione dello Spirito Santo, di donare la purificazione e ladozione a figli di Dio. Così la benedizione impartita dal vescovo sullolio misto a balsamo nella Messa crismale del giovedì santo lo rende idoneo ad imprimere il sigillo dello Spirito Santo sui cresimandi, ad essere mezzo di consacrazione sacerdotale e di speciale unzione per gli infermi, secondo la parola rivelata dallapostolo Giacomo: "Chi è malato chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore" (Gc 5,14). In questi sacramenti lacqua e lolio non mutano la loro sostanza, ma sono arricchiti della speciale consacrazione.
Tuttaltro è, invece, il discorso per lEucaristia. Qui si opera la transustanziazione: tutta la sostanza del pane e tutta la sostanza del vino vengono mutate nella sostanza del Corpo e del Sangue del Signore ogni qualvolta un sacerdote, "in persona Christi", pronuncia su di essi le parole dette da Gesù nellultima cena. Del pane e del vino non restano che le specie, lapparenza. Solo Dio può operare un simile prodigio, perché solo Lui può agire sulla sostanza delle cose lasciandone invariato laspetto, il vestito, gli "accidenti", si direbbe in filosofia. Nella creazione Dio ci dà sotto lo stesso aspetto la stessa sostanza, cosicché il mondo sia per noi intelligibile, ma certamente Egli può mettere sotto una stessa apparenza una sostanza diversa: è Lui il Creatore e il Signore della sostanza delle cose create! Ora Egli ha voluto che la materia partecipasse in questo modo ineffabile al mistero damore più grande, quello del Suo Corpo dato e del Suo sangue versato che si fanno vero cibo e vera bevanda. Davvero la materia porta in sé una nobiltà meravigliosa!
Da questa conoscenza che la fede ci svela è illuminante riconsiderare i risultati dellindagine scientifica. Quanto abbiamo contemplato ci suggerisce che la materia nella sua struttura deve avere unintrinseca unità. Senza un principio unificatore che opera nella cellula, nella molecola, negli atomi ed infine nel nucleo degli atomi, come sarebbero possibili fra di essi interazioni che portano allunità di sostanza delle cose e, soprattutto, degli esseri viventi? E non può, allora, tutto questo gettare luce su alcune questioni che la scienza ha posto? Non è, forse, un esempio di questa profonda unità limpossibilità di definire con esattezza dove si trovi lelettrone allinterno del suo mondo atomico e di conoscere, ad un dato istante, contemporaneamente, velocità e posizione di una particella come afferma il famoso principio di indeterminazione di Heisemberg? La fisica spiega questa impossibilità con la perturbazione indotta dalla luce che illumina la particella ed è una motivazione convincente, ma la complementarietà dei concetti di posizione ed energia sembra essere qualcosa di più, una caratteristica della struttura intima dei fenomeni.
Sono soltanto esempi di come la scienza possa ricevere luce dalla fede e da una filosofia ad essa ispirata. Se non vengono tenuti ben fermi alcuni principi irrinunciabili si rischiano pericolose sbandate, come quella di chi, dilatando certi risultati della meccanica quantistica, nega il principio di causalità e sostiene che luniverso è sorto spontaneamente dal nulla.
Concludiamo queste riflessioni sulla materia rinnovando al Signore la gratitudine per le meraviglie del nostro corpo e di ogni realtà creata e non dimentichiamo di lodarlo anche per frate atomo e sorella molecola.