LE RADICI CRISTIANE

di Massimo Craboledda

Liberté, egalité, fraternité", libertà, uguaglianza, fraternità: dappertutto, dai francobolli ai frontoni degli edifici pubblici, ho visto scritto, durante le vacanze in Francia, quel motto che condensa l’idealità (in verità molto più sbandierata che realizzata e vissuta) dei rivoluzionari del 1789. Ed è difficile, in una stagione in cui ai compromessi della bozza di costituzione europea, ben attenti a non scontentare il laicismo, fanno riscontro il sereno realismo e la lungimiranza profetica del nostro amato e inascoltato Pontefice, non chiedersi se dobbiamo proprio alla rivoluzione francese la proclamazione di quegli alti principi per le nostre società moderne. Temo che molti lo pensino seriamente, dimentichi, o forse del tutto ignari, di quanto ben più lontane siano le loro origini, scaturite dal fecondo processo di trasformazione della civiltà greco-romana ad opera del cristianesimo (indipendentemente dal cammino lento, tortuoso e, certo, neppure oggi concluso con cui si sono affermati nella storia).

Ben pochi, oggi, in ambito sociale o politico, hanno il coraggio di affermare che solo con la predicazione di Gesù libertà, uguaglianza e fraternità hanno acquisito una densità, una pienezza che mai alcuna dottrina ha eguagliato, né alcuna rivoluzione ha ottenuto.

Questo oscuramento della verità, di quella storica in primis, è conseguenza dell’aggressione di cui, da due secoli e mezzo, è oggetto il cristianesimo: un attacco violento ed ininterrotto su tutti i piani, da quello più strettamente ecclesiale a quello più genericamente culturale, da parte delle dottrine che si sono alternate sul palcoscenico della storia (illuminismo, liberalismo, marxismo, dittature di ogni colore) e che, naturalmente, hanno preteso di riscrivere la storia stessa alla luce della loro nuova verità.

Oggi l’attacco si è fatto meno sfrontato, meno fragoroso, ma più subdolo, più strisciante e, perciò, in un certo senso, più pericoloso. Quando, ad esempio, sotto la bandiera della democrazia e col manto della libertà si mettono sullo stesso piano realtà di spessore ben diverso (penso alla famiglia e ad altre forme di convivenza) o si equipara la religione cristiana ad una qualunque setta che, una bella mattina, qualcuno, dopo una notte insonne, ha deciso di fondare, si compie un’opera gravemente corrosiva della verità, la cui portata devastante può non essere percepita da chi non abbia sufficiente capacità di ragionamento autonomo e critico. E lo stesso dicasi quando, sotto il pretesto del dialogo con tutti, si avanzano proposte che sono, in effetti, un cedimento su principi irrinunciabili.

Ecco, dunque, il nostro tema: i principi di un umanesimo cristiano. E’ un tema molto caro a Giovanni Paolo II che non tralascia occasione per ammonire che l’idea di Europa non può costruirsi soltanto su parametri economici, ma ha bisogno di riscoprire, di riassaporare i valori che ne vivificarono le radici. E tali radici sono indiscutibilmente cristiane. "Nel corso dei secoli hai ricevuto il tesoro della fede cristiana", scrive il Papa nella esortazione apostolica Ecclesia in Europa, rivolgendosi, appunto, idealmente all’Europa stessa. "Esso fonda la tua vita sociale sui principi tratti dal Vangelo e se ne scorgono le tracce dentro le arti, la letteratura, il pensiero e la cultura delle tue nazioni. Ma questa eredità non appartiene soltanto al passato, essa è un progetto per l’avvenire da trasmettere alle generazioni future, poiché è la matrice della vita delle persone e dei popoli che hanno forgiato insieme il continente europeo" (Ecclesia in Europa, n°120).

? indispensabile una memoria storica per fondare la prospettiva culturale di oggi e di domani. Si può pensare la nostra cultura senza l’opera dei monaci di S. Benedetto nell’alto medioevo? E che dire di quella "felicissima sintesi tra il sapere teologico, filosofico e le altre scienze", sono ancora parole del Papa, che prese forma nel tredicesimo e quattordicesimo secolo? "Sintesi impensabile senza il cristianesimo e quindi senza la secolare opera di evangelizzazione compiuta dalla Chiesa". Da essa nacquero le straordinarie cattedrali di pietra, Dante Alighieri, Giotto, Tommaso d’Aquino, maestri senza tempo, portatori di un messaggio attuale per ogni generazione. Ed anche chi non si riconosce nella Chiesa dovrebbe sapere che se oggi il nostro continente ha istituzioni laiche, ciò si deve, in primis, alla cultura evangelica del dare a Cesare quel che è di Cesare.

Non è ricerca del potere, non è ansia di proselitismo a muovere gli accenti del Papa, ma esclusivamente la volontà di servire l’uomo nella verità, missione che la Chiesa, "esperta in umanità", ha ereditato direttamente dal suo Signore che, "pur essendo di natura divina,…spogliò se stesso assumendo la condizione di servo" (Fil 2,6).

I moniti del Papa da un lato, la confusione di valori e disvalori in cui ci troviamo immersi dall’altro, ci sollecitano, dunque, a riscoprire almeno alcuni di quelli che abbiamo chiamato principi di un umanesimo cristiano e a discuterli nel confronto con le quotidiane esperienze. ? quanto faremo a partire dal prossimo numero, convinti che essi, non solo sono un sicuro ancoraggio nel relativismo inquieto di questo nostro tempo, ma possono ancora suscitare entusiasmo per stili di vita più trasparenti.