Il Magistero del Vescovo
EDUCAZIONE E FAMIGLIA
di Serena Polombito
Una volta, la mamma di un bimbetto, piuttosto vivace, che avevo a catechismo, mi disse scoraggiata:
"Se non riesce lei ad inquadrarlo un po io non so più cosa fare, ormai ho rinunciato!" e quel bimbo aveva solo otto anni!
È passato parecchio tempo da allora e quellatteggiamento di rinuncia, nei confronti delleducazione dei figli è andato attecchendo sempre più, purtroppo ed è quindi nella speranza di contrastarlo, che il nostro Vescovo insegna:
"Il primo soggetto educativo è la famiglia; il primo luogo in cui la persona umana viene costruita nelle sue fondamenta. "Primo" significa due cose. Significa che nessun altro soggetto educativo può sostituirlo, anche quando la famiglia stessa accettasse di essere sostituita. Essa, anche se lo volesse, non potrebbe mai abdicare
alla sua missione educativa, poiché è insostituibile. Significa anche, e di conseguenza, che fino ad un certo momento dello sviluppo della persona umana, gli altri soggetti educativi devono co-operare con la famiglia."
È importante soffermarsi sul termine cooperare, che vuol dire operare insieme e non, come spesso si finisce per intendere, delegare qualcun altro a , mentre i genitori sono intenti ad altre attività, senza dubbio legittime, ma pur sempre sul secondo gradino, nella scala delle priorità.
È ancora il Vescovo che dice:
"Spesso oggi labdicazione da parte delle famiglie alla loro missione educativa non nasce dalla mancanza di convinzione del dover educare. Nasce dallo scoraggiamento: educare è diventato impossibile. Trattasi di un sentimento di sconfitta di fronte a forze ritenute invincibili e colle quali è meglio "venire a patti" (per es. i mass media). Dobbiamo liberare completamente il nostro cuore da questo senso di impotenza: esso non ha fondamento, per le seguenti ragioni.
Primo: qualunque clima, qualunque cultura non riuscirà mai a spegnere il desiderio che ogni persona umana porta nel suo cuore. Niente e nessuno potrà mai sopprimere le ansie e le esigenze con cui la natura fa vibrare il cuore delluomo. Ora nel cuore delluomo che viene in questo mondo, abita una domanda, un desiderio, uninvocazione di essere educato
Secondo: chi si è sposato nel Signore, chi ha ricevuto cioè il sacramento del matrimonio, ha ricevuto dal Signore il "carisma delleducazione". È questa una verità stupenda della nostra fede. Che cosa significa "carisma delleducazione"? significa che gli sposi ricevono una speciale capacità di educare. Un "potere" di educare che è loro proprio".
Basterebbe questultima affermazione a riempire di gioia e di fiducia lanimo di qualsiasi genitore, che è tale perché scelto dal Signore, per essere guida particolare proprio di quel piccolo che gli è stato affidato e per tale scopo è stato dotato, in virtù del sacramento del matrimonio, dei doni necessari per saperlo condurre, passo dopo passo, lungo limpervio cammino della sua crescita umana e spirituale.
Chissà se ci rendiamo davvero conto dellimmensità dei doni di Dio!
Qualcuno però, potrebbe obiettare di non averlo avvertito il potere di educare il proprio figlio, anzi di essersi sentito assolutamente impotente; ecco allora che Mons. Caffarra richiama quattro condizioni indispensabili affinché, educare al meglio la persona umana, sia cosa possibile.
"La prima condizione che rende possibile leducazione è un rapporto sereno col futuro" generato dalla convinzione che quel figlio, dono di Dio, nasce per realizzare un destino già progettato da Dio, che non può non essere buono, perché Dio non progetta cose non buone; quel figlio è una persona con una sua vocazione, è una persona chiamata da Dio ad un fine ultimo, che trascende il genitore e la sua comprensione e merita rispetto, attesa, venerazione.
"La seconda condizione è che i genitori siano sposi veri. Non è possibile che la persona sia educata se non nella "dimora" dellamore coniugale . Il matrimonio è il terreno in cui si radica la persona umana che chiede di essere educata.
La terza condizione è quella che potremmo chiamare della coerenza di giudizio. Vi sarete resi conto che i genitori educano più con la vita che con la parola .È fuori dubbio che uneventuale incoerenza fra ciò che un genitore dice al figlio e ciò che vive, non è educativa, tuttavia leffetto di questa incoerenza non è quasi mai devastante, soprattutto dopo i primi anni di vita .Leffetto negativo può essere attutito da chi può aiutare il ragazzo a capire che questa incoerenza tra il pensare e lagire, è un comune retaggio della razza umana. Lincoerenza invece che veramente svuota il rapporto educativo e rende impossibile leducazione, è lincoerenza dentro, allinterno del pensare stesso. Esempio: se un genitore dice al figlio: "Tu devi rispettare ogni persona, perché ogni persona è grande e merita rispetto", poi sostiene che tutti i forestieri andrebbero cacciati via, allora rende completamente inefficace il suo rapporto educativo. Perché? Perché ha mentito. Ha mentito, in quanto da una parte ha riconosciuto una verità (ogni persona è grande e merita rispetto) e dallaltra, nel momento in cui deve giudicare i fatti della vita, ha messo da parte quella verità e ha detto: non tutte le persone meritano rispetto.
Educare esige questa assenza di menzogna da chi educa, altrimenti il ragazzo diventerà alla fine cinico.
La quarta condizione, non è la meno importante. La famiglia non è in grado da sola di educare. Non solo a causa della situazione spirituale odierna, ma perché chiedendo alla Chiesa, per i vostri figli, i sacramenti, voi avete stretto come un patto educativo colla Chiesa. Esso però rischia di essere spezzato, quando ci si limita a che il figlio compia alcuni atti ritenuti socialmente ancora importanti, prima Comunione e Cresima, e non si educa alla visione cristiana della vita.
Concludo: leducazione è la cosa più grande che esista, poiché in essa voi generate veramente il vostro figlio: gli donate nel senso intero del termine, la vita."
Le parole dellArcivescovo Mons. Caffarra non hanno certo bisogno di inopportune aggiunte da parte mia, vorrei solo ricordare a tutti i genitori, che la Parrocchia ha gli strumenti e le persone capaci di co-operare con loro, sarebbe un vero peccato ignorarli e rischiare poi di non riuscire a condurre i propri figli verso il raggiungimento del loro fine ultimo.
(Tratto dal discorso dellArcivescovo Mons. Caffarra ai genitori dei Cresimandi il 28-03-04)