Carissimi Parrocchiani
di don Carlo Govoni
Forse mi sbaglierò affermando ciò che sto per scrivere, tuttavia ritenendo che sia vero e logico lo esprimo ugualmente.
Quando il Governo Italiano, per non far sentire lItalia inferiore agli altri stati, ha scelto di difendere la "laicità" dello stato togliendo la definizione di Paese cattolico, ha dato la sensazione - più che di conseguire un aggiornamento, di volersi liberare da una gravosa e ingombrante cappa: "Italia, nazione cattolica"
Naturalmente, chi riteneva che questo appellativo fosse assurdo e anacronistico, ha festeggiato questa scelta come una vittoria storica, ma la fede e la morale, che per secoli, avevano tenuto saldamente unita un'Italia politicamente a pezzi, ha cominciato a sfaldarsi, dando inizio ad una deriva morale che difficilmente si può prevedere dove arriverà.
Dopo quella scelta: il nostro Paese
non è più una nazione cattolica per eccellenza;
non gioisce più perché da Dio è stata scelta per essere centro delle Cristianità;
non sente più l'alto onore di custodire la Sede del Vicario di Cristo. (Anzi, con la breccia di Porta Pia, si è registrato il primo attacco a questa sovranità e al plurisecolare motivo di onore e di gioioso vanto per molti italiani .)
Probabilmente, con l'espansione della mentalità laica ai vertici dello stato, nelle abitudini radicate dei cittadini è iniziato il calo della pratica religiosa e della vita cristiana in generale.
La conferma inequivocabile si è avuta poco dopo, constatando le scelte fatte dai governi in netto contrasto con la fede cattolica.
Questa affermazione potrebbe anche essere contestata, ma non si può negare che oggi la fede, per molti gli italiani, non è più luce guida della vita in ogni giorno, come lo era per il passato.
Dalle statistiche, infatti, osserviamo che:
1. È calata la frequenza alla Messa domenicale,
2. Il sacramento della confessione - che dovrebbe dare la gioia di ospitare Dio nella propria anima - per mancanza di fede e, nei credenti, per pigrizia, viene trascurato lasciando trascorrere mesi o addirittura anni senza riceverlo!
Ne consegue che:
3. Sempre più persone si accostano all'Eucaristia - che Gesù ha lasciato come il suo più grande dono solo con intervalli di mesi e talvolta anni quando, addirittura la dimenticano del tutto! e questo, purtroppo, avviene anche fra i giovani, ancora freschi di Cresima!
4. Sul piano umano, inoltre, pochi possono dire di saper avere il dominio delle proprie passioni, per ottenere uno sviluppo armonico della personalità e più ancora per dare continuità e solidità alla vita spirituale.
5. È evidente oggi la crisi delle coppie, anche quelle sposate con il Sacramento del matrimonio. Questo avviene perché molti accedono al matrimonio senza essere veramente maturi e consapevoli.
E a questo proposito, come altre volte ho ricordato, quando la coppia fallisce il suo progetto, la società è lì pronta con i soliti ingenui commenti ("Poverino è stato sfortunato!" "Chi l'avrebbe detto"...) senza trarre invece le conclusioni giuste che potrebbero aiutare altri a non commettere passi falsi.
Tante sono le contraddizioni che potrebbero essere riportate, ma in tutte, risalendo alle origini, ci troveremmo davanti ad una forte carenza di fede e ad una cecità quasi assoluta sulla conoscenza del proprio io!
La Conferenza episcopale italiana, davanti a tutti questi problemi che affliggono la Chiesa, ha stilato una Nota pastorale che è già molto espressivo nel titolo: "Il volto missionario della Parrocchia in un mondo che cambia", un documento dove si riafferma il concetto che il futuro della Chiesa passa proprio attraverso la parrocchia.
La Parrocchia non può difendersi dalle onde travolgenti del mondo chiudendosi tra le mura della canonica, non può divenire unisola, ma deve uscire per esercitare in modo giusto il suo ruolo, come diceva il cardinale Lercaro: "La parrocchia è la casa di Dio, fra quelle degli uomini!".
La Parrocchia deve andare incontro alle aspettative degli uomini e delle donne per intercettare la loro sete di Dio con risposte adeguate e non limitarsi ad essere solo un distributore di sacramenti.
A queste riflessioni si deve aggiungere la nota pastorale del nostro Arcivescovo che con decisione ed estrema chiarezza parla ai Sacerdoti e ai fedeli delle parrocchie, come già si legge nelle prime parole di presentazione:
" Penso sia necessario fin dallinizio precisare rigorosamente la prospettiva di questa Nota Pastorale. Essa non si preoccupa principalmente di indicare e ricordare ciò che noi pastori dobbiamo fare, ma la finalità che deve orientare il nostro servizio pastorale: la ragione per cui facciamo ciò che facciamo.
Per chiarezza e per favorire la riflessione personale e comune, enuncio subito la tesi fondamentale della presente Nota: la finalità cui orientare tutto il nostro ministero pastorale è la ri-generazione del soggetto cristiano."
Nel secondo capitolo della Nota, Mons. Caffarra individua "I luoghi delle rigenerazione":ovvero riflette "sui luoghi principali nei quali la persona può essere rigenerata in Cristo. Ne ho individuato principalmente tre: la famiglia, la parrocchia, la scuola."Naturalmente la rigenerazione è il frutto che consegue il "battezzato che realizza in sé lunità fra la sua vita umana e il suo incontro mediante la fede e i sacramenti con Cristo vivente nella Chiesa. ... Lincontro con Cristo vivente nella Chiesa mediante la fede ed i sacramenti, che ci fa essere e vivere in Lui, è lo scopo per cui luomo è stato creato ...
Lincontro con Cristo non è una sorta di "dopo-lavoro" che si affianca alla vita quotidiana delluomo. Meno ancora una sorta di "evasione spirituale" che prepara poi luomo ad affrontare meglio la sua vita quotidiana. Esso, al contrario, è lavvenimento nel quale ogni esperienza umana viene compresa nella sua intera verità, e resa vivibile nella sua completa positività. In una parola: è lincontro con Cristo che rende possibile la perfetta realizzazione di se stesso, cioè la santità"
.
Come parroco esprimo tutta la mia totale condivisione delle considerazioni e delle indicazioni suggerite dai Vescovi della CEI e dal nostro Arcivescovo e mi impegno a proporli alla mia comunità con la speranza di attuarli, pur nella debolezza e nella discontinuità degli umani intenti.
Nelle nostre preghiere quotidiane chiediamo al Signore che ci aiuti a fare dei buoni anzi santi propositi, ma soprattutto ci aiuti a viverli in questo anno di lavoro e speriamo! - di crescita interiore.