Nel capitolo 10
del Vangelo di Matteo troviamo il discorso
apostolico che Gesù fa ai suoi discepoli dopo aver provato
compassione per le folle perché
erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore (9,26).
La compassione di Gesù nei confronti delle
folle è il motivo ispiratore della
missione affidata agli apostoli, i quali dovranno operare per
trasformare la massa (anonima, disorientata e
sofferente), in comunità (popolo, chiesa) dove
ognuno ha un nome, sa dove dirigersi e può contare
sullassistenza dei fratelli.
Chiamati
a sé i Dodici... li inviò (10,1.5): per fare missione
bisogna mettersi in cammino, come Gesù che svolge quasi tutta la
sua attività per strada, una strada che non taglia fuori nessuno.
Gesù non si limita a coccolare le pecore vicine (che a loro
volta lo coccolano), ma conta e va in cerca anche di quelle
lontane, perché il suo Vangelo è destinato a tutti. Nella
sua prolusione al Consiglio Permanente della CEI (Roma, 11-14
marzo 2002), il Card. Ruini ha parlato apertamente di Parrocchia,
territorio di missione.
I nomi
dei dodici apostoli sono... (10,2-4): la missione
inaugurata da Gesù è universale, non soltanto perché destinata
a tutti, ma anche perché coinvolge tutti. Nella lista dei
Dodici ciò che colpisce è la diversità dei chiamati. Accanto
ad un collaborazionista (Matteo, impiegato del fisco), abbiamo un
partigiano (Simone Cananeo, il guerrigliero aderente al movimento
anti-romano degli Zeloti), almeno uno sposato (Pietro) e un
futuro traditore (Giuda)
A tutti Gesù dà
una possibilità, quale che sia il loro temperamento, condizione
sociale, esperienza, mentalità e mestiere
Gesù non mette
in piedi una comunità di perfetti, di eroi e di puri. E questo
per dirci che siamo tutti candidati alla sua missione, che
essere cristiani significa essere missionari (anche se ognuno
alla propria maniera). Il vero discepolo diventa
necessariamente apostolo, anche perché la fede
si alimenta donandola (Giovanni Paolo II). Al
Congresso Missionario del 1998, mons. Corti ha proposto
lenciclica Redemptoris Missio come il catechismo
delle comunità cristiane!
Ecco, io vi mando come pecore in
mezzo ai lupi (10,16): per il discepolo la persecuzione
non è una eventualità remota, ma una possibilità sempre
attuale. Si dice persecuzione e si pensa spontaneamente a Giovanni
Paolo II ferito in piazza S. Pietro; si pensa Oscar
Romero abbattuto durante
v
Coraggio
Non abbiate paura di quelli che
uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere
lanima (10,28): Gesù non illude. Sa quanto costa
proclamare pubblicamente il vangelo in ambienti ostili. Ma di
fronte a intimidazioni e ricatti, il discepolo sa di possedere un
territorio inviolabile, lanima, di cui nessun
tiranno potrà mai impadronirsi. Sa, soprattutto, che Dio non
abbandona i suoi figli, tanto meno nella bufera.
Lattento al passero e il custode premuroso delle
nostre persone
non è assente dalla nostra morte,
cosa preziosa ai suoi occhi. Egli è con noi nella rete degli
uccellatori (Bruni). Giovanni XXIII diceva: Il
Signore sa che ci sono: ciò mi basta. Questa è la
forza del cristiano che lo spinge ad essere il manifesto
pubblico di Cristo Signore.
Chi ama il padre o la madre... il
figlio a la figlia più di me non è degno di me (10,37):
avviandosi verso la conclusione del discorso missionario, Gesù
rivela tutta la radicalità che chiede ai suoi discepoli. Si
tratta né più né meno di collocare Gesù davanti
allamore dei famigliari e perfino della propria vita.
Chi
accoglie voi accoglie me (10,40): sì, chi aiuta un
missionario fa missione e quindi avrà la ricompensa
del profeta! Gesù raccomanda laccoglienza dei suoi
missionari perché sa che è la categoria più difficile da
accogliere: i portatori della Parola, infatti, sono
uomini liberi che tracciano strade nuove e impervie, che accusano
comportamenti e perbenismi antievangelici, che umanamente contano
poco perché non possiedono ricchezze, non hanno amicizie
importanti, ma solo il Vangelo... merce che a molti non interessa
affatto!
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v
Cè posto per tutti
E chi avrà dato anche solo un
bicchiere di acqua fresca... (10,42): Gesù parla di
accoglienza e la concretizza con
un bicchiere dacqua!
Se cè una cosa che va detta prima di terminare questo
breve commento al discorso apostolico è che nel
campo della missione cè davvero posto per tutti: per
chi lascia tutto e per lo sostiene.
Quando, guardando al mondo doggi,
siamo tentati di pensare che le forze del male avranno sempre la
meglio e che il poco che noi possiamo fare è assolutamente
inutile, allora dobbiamo ricordare lefficacia di un
bicchiere dacqua: può bastare un piccolo gesto di
generosità per avviare un corso diverso delle cose.
Commentando il bicchiere dacqua,
Ernesto Balducci scrive che occorre crederci
profondamente, come quando si va a votare. Che cosè un
voto fra tanti? Niente, ma unito agli altri può portare alla
vittoria, può creare una specie di corrente del golfo che, pur
invisibile, crea un clima moderato che fa fiorire gli alberi e
maturare la frutta. Mai sottovalutare limportanza delle
cose non importanti. Nella missione di Gesù anche tu hai un
compito da svolgere. Auguri!