LA VOCE DEL VESCOVO
di Maria Carla Papi
IL SIGNORE SCEGLIE CHI VUOLE
La mattina del 29 giugno u.s. festa dei SS. Pietro e Paolo - il Cardinale ha presenziato alla cerimonia di inaugurazione delle statue dei due Santi che sono state poste sulla facciata della Chiesa di S. Paolo di Ravone. Durante la S. Messa ha pronunciato unomelia significativa sulla figura di questi Apostoli (e in particolare di Pietro) dove ha messo in rilievo il fatto che il Signore non chiama dei santi, ma chiama degli uomini per farli santi, con i loro difetti e i loro talenti pochi o molti che siano. Molte volte crediamo di non essere allaltezza di dare testimonianza o di operare per levangelizzazione, ma anche questa è una forma di presunzione, non di umiltà. Mettiamo a disposizione ciò che abbiamo. Sarà lamore salvifico del Signore a trasformare le nostre piccole opere in frutti meravigliosi.
Ecco lomelia integrale che gentilmente mi è stata inviata per e-mail dal Parroco Don Ivo che ringrazio. Questo testo ci servirà, fra laltro, anche come spunto di riflessione per le Quarantore che punteranno proprio sul tema vocazionale.
"Noi che siamo oggi convenuti a celebrare la memoria dei suoi apostoli Pietro e Paolo, siamo chiamati a rimediare il mistero della Chiesa, cioè il mistero della salvezza che ci viene data dal Dio eterno e forte per mezzo di uomini fragili e mortali.
Lamore salvifico del Signore sceglie chi vuole per essere strumento del suo disegno: la più varia umanità è assunta e finalizzata dalla divina misericordia.
Così è stato per questi antichi discepoli di Cristo che oggi onoriamo: essi, accomunati e congiunti dallidentico amore per il Signore Gesù e dal martirio subìto insieme a Roma, capitale del mondo, possiedono una personalità diversissima.
Pietro è un pescatore senza cultura, che è stato preso fin da ragazzo dalla fatica di guadagnarsi il pane. Paolo invece ha potuto frequentare i migliori maestri di Gerusalemme ed era di famiglia così agiata da poter godere, nonostante la nazionalità ebraica, della cittadinanza romana.
Pietro è pronto allentusiasmo, generoso, ma volubile e insicuro: la notte dellarresto di Gesù, bastano le chiacchiere di una serva a fargli perdere la testa. Paolo è tenace: la sua azione è decisa e determinata quando perseguita la Chiesa di Cristo e quando, dopo lincontro col Risorto, si adopera a dilatarla.
Pietro è un semplice, con tutte le qualità dei semplici. Paolo è un intellettuale, con tutti i difetti degli intellettuali.
Pietro è sensibile al variare degli umori e delle circostanze: è facile allesaltazione e facile agli abbattimenti. Paolo è un duro che non conosce stanchezze o cedimenti: le difficoltà lo spronano, le opposizioni lo rendono interiormente più forte.
Tutti e due hanno avuto una parte grande nella diffusione del Regno di Dio, perché Dio non esclude nessuno: ricchi e poveri, colti e incolti, forti e deboli; e tutti rispetta nella loro natura e nel loro temperamento, piegando tutti al servizio del suo amore.
Una seconda osservazione si impone, ed è che non sono le doti umane, ma la libera decisione di Dio a stabilire la qualità e limportanza del servizio.
Anche la storia di questi due apostoli ce lo insegna. Paolo è più istruito, ma il capo della Chiesa è Pietro.
Paolo è più capace di scavare in profondità la dottrina rivelata, però a Pietro sono affidate le chiavi del Regno.
Paolo è naturalmente più forte, più stabile, più sicuro, eppure il fondamento della Chiesa è Pietro: su di lui è stata edificata, e le "porte degli interi", cioè le forze della morte, non prevarranno contro di essa (cf Mt 16,18)..
Questo è il mistero di Pietro: il mistero della debolezza che prodigiosamente diventa forza, il mistero dellinsicurezza che si fa sicurezza per tutti.
A lui, che ha ceduto, è stato detto: "Tu sei la roccia" (Mt 16,18). A lui, che si è perso come la pecora della parabola, è stato detto: "Pasci il mio gregge" (Gv 22,32). A lui, che ha traballato nella fede, è stato detto: "Conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,32).
Così la Chiesa è educata ad affidarsi a un uomo non per le doti che ne arricchiscono la personalità, ma per il ministero che ha ricevuto e la grazia di cui è stato investito.
Così il cristiano, che veramente riconosce che cè un solo Signore, Gesù Cristo, è il più refrattario a ogni culto della personalità e il più disincantato di fronte a tutti i così detti "grandi" e i così detti "maestri"; Ma al tempo stesso è il più pronto per la sua fede ad ascoltare un uomo che offre un insegnamento che gli viene dallalto e a venerare in un suo fratello la presenza in mezzo a noi del Signore che non ci abbandona.
Il mistero di Pietro è il mistero del successore di Pietro, il vescovo di Roma, il papa.
I papi possono essere molto diversi per indole, per capacità innate, per nazionalità, per estrazione culturale; ma in essi sempre riluce il mistero di Pietro, il mistero dellesiguità umana che diventa divina grandezza.
Offerto a tutte le incomprensioni, bersaglio di tutte le malevolenze dei "signori" del potere, della ricchezza, dellinformazione, esposto a tutte le bufere della storia, caricato di una croce più pesante di quanto un uomo possa da solo portare, ogni papa appare una debolezza che diviene forza, una voce esile che nel multiloquio dei nostri giorni dona ai nostri smarrimenti il solo valido punto di riferimento.
Secondo la parola di Gesù, Pietro ha sempre contro di sé le "porte degli inferi", cioè le potenze di morte, che parlano di pace e attuano guerre e invasioni, che parlano di libertà e vorrebbero essere le sole a parlare.
Queste "potenze di morte" ci sono ancora e ci saranno sempre. ? stato detto che "non prevarranno", non è stato detto che potranno scomparire dal mondo o ridursi a interlocutori garbati. Come scrive il Manzoni: "Non fu promesso alla Chiesa chella distruggerebbe i suoi nemici, ma che non sarebbe distrutta da alcuno".
Preghiamo oggi per il papa e per la sua difficile missione.
Quando Pietro era in difficoltà nelle carceri di Erode, che cosa faceva la Chiesa? Non era radunata a discutere laspetto politico dellavvenimento o a esaminare se la condotta del suo capo, che si era fatto imprigionare, era stata saggia o imprudente. La Chiesa pregava: "Una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui" (At 12,5), ci ha detto la prima lettura.
Questo è lo stile autentico della Chiesa di Cristo, questo è il comportamento dei veri cristiani.
Noi oggi preghiamo e ravviviamo la nostra fede nel mistero di Pietro, che vive nei secoli sulla sede romana, ringraziando il Signore Gesù che, attraverso il ministero apostolico, ancora ci guida e ci orienta nella confusione del mondo."