Nomina di monsignor Claudio Stagni a Vescovo di Faenza-Modigliana.

LA BOLLA

Giovanni Paolo Vescovo, servo dei servi di Dio, al Venerato Fratello Claudio Stagni, finora Vescovo titolare di Dardano e Ausiliare dell'Arcidiocesi di Bologna, Vescovo eletto di Faenza-Modigliana, salute e Apostolica Benedizione.

Il Signore e Redentore Nostro, così come Egli stesso era stato mandato dal Padre, inviò i beati Apostoli perché edificassero la Santa Chiesa, e stabilì i loro successori come Pastori del suo gregge fino alla fine dei tempi.

Noi dunque, memori del mandato del Signore, ci adoperiamo con sollecitudine nel mettere a capo di ogni Chiesa particolare vacante un Vescovo, per pascere e accrescere sempre il popolo di Dio.

Davanti ai nostri occhi sta ora la Diocesi di Faenza-Modigliana, che, per la nomina del Venerato Fratello Italo Benvenuto Castellani a Coadiutore dell'Arcidiocesi di Lucca, è rimasta priva del suo Pastore.

Abbiamo quindi pensato a te, Venerato Fratello, che come Ausiliare dell'Arcidiocesi di Bologna hai dato prove di grande pietà, zelo pastorale e prudenza.

Per questo, sentito il parere della Congregazione per i Vescovi, con la Nostra Autorità Apostolica, sciogliendoti dal vincolo con la Chiesa titolare di Dardano e dall'ufficio di Ausiliare, ti nominiamo Vescovo di Faenza-Modigliana, conferendoti tutti i diritti e i doveri annessi.

Desideriamo che questo Nostro decreto sia reso noto al clero e ai fedeli della suddetta Diocesi, che esortiamo a riconoscerti e accoglierti come Padre e maestro.

Infine, Venerato Fratello, ti affidiamo all'Augusta Madre di Dio, affinché, custodito dalla Sua materna protezione, tu possa porre pienamente in atto l'annuncio del Vangelo al popolo affidato alla tua cura pastorale, ed esso possa conseguirne abbondanti frutti spirituali.

Dato a Roma, presso S. Pietro, il ventisei aprile dell'Anno del Signore 2004, ventiseiesimo del Nostro Pontificato.

Ioannes Paulus PP. II


Mons. Claudio Stagni

Nato a Ganzanigo, in Comune di Medicina (BO), il 9 giugno 1939.

Ordinato Sacerdote il 25 luglio 1963. È stato insegnante nel Seminario Arcivescovile di Bologna (1963-66), Segretario dei Vicari Generali Mons. Luigi Bettazzi, Don Giuseppe Dossetti e Mons. Luigi Dardani, Vice-Cancelliere Arcivescovile, Delegato Arcivescovile per i servizi di carità e assistenza (1982-85), Vicario Episcopale per la Carità (1985-88). È stato Parroco a Mongardino (‘67-88), Assistente di Zona dell’A.G.E.S.C.I. (’75-82), Assistente Diocesano dell’Azione Cattolica. Canonico Statutario della Perinsigne Basilica di S. Petronio dal 15 ottobre 1982 (poi Onorario dal marzo 1992), e Prelato d’Onore di Sua Santità dal 1987. Nominato Vicario Generale dell’Arcidiocesi il 23 maggio 1988.

Eletto Vescovo titolare di Dardano e deputato Ausiliare del Card. Arcivescovo di Bologna il 6 dicembre 1990. Consacrato dal Card. Giacomo Biffi nella Metropolitana di S. Pietro il 13 gennaio 1991. Segretario della Conferenza Episcopale Emilia-Romagna dal 6 luglio 1991. È delegato della Conferenza Episcopale regionale per il sostegno economico alla Chiesa.


Omelia di congedo dalla Diocesi S.E. Mons. Claudio Stagni Vescovo ausiliare di Bologna ora Vescovo eletto di Faenza-Modigliana

Mercoledì 19 Maggio 2004 – Cattedrale di S. Pietro

S. Messa della solennità della Beata Vergine di S. Luca

""A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?" noi tutti lo possiamo dire con rinnovata meraviglia ogni anno, al tornare della cara immagine della Madonna di San Luca nella nostra Cattedrale. Una visita, un avvicinarsi alla nostra condizione umana, che vuole ricordare che Dio ha visitato il suo popolo.

Il racconto della visita di Maria ad Elisabetta rivela dunque il metodo di Dio verso di noi; Maria stessa era stata visitata dall’Angelo, ed ha proseguito anch’ella a visitare, e si è portata ad incontrare nella fede altri che si erano aperti all’incontro con Dio, come appunto la madre di Giovanni Battista. Perché Dio si muove e si avvicina, ma è accolto da chi gli apre il proprio cuore e crede nell’adempimento della sua parola.

Dio visita, annuncia e chiama; e in tutto questo si fa dono fecondo di gioia, con la presenza del suo Spirito, che grida in noi "Abba, Padre", e ci attesta la gioia di essere figli.

La nostra gente vive l’incontro con l’icona della Madonna di San Luca, comportandosi come di fronte ad una persona viva, realmente presente; secondo la visione teologica della Chiesa orientale l’icona ha una efficacia quasi sacramentale, nel senso che rende presente in qualche modo ciò che raffigura. Del resto noi siamo convinti che ciò che abbiamo sentito dalla parola di Dio si è già realizzato in noi dal momento del battesimo: non sei più schiavo, ma figlio.

Davanti a questa immagine, noi riviviamo la vicenda della nostra esistenza, come Dio l’ha condotta, con le nostre risposte e le nostre resistenze, e che Lui vuole portare a compimento fino all’eredità del Regno. Dio ci ha chiamato, e continua a chiamarci indicandoci sempre scelte nuove, che interpellano la nostra libertà e la nostra fedeltà. Così è dei giovani che lo seguono in un impegno laicale nella Chiesa e nel mondo, investendo i doni ricevuti per la comune utilità, aiutandosi con l’esperienza e la ricchezza di quanti condividono gli stessi ideali. E’ questo il caso di chi si impegna nell’Azione Cattolica per realizzare il fine apostolico della Chiesa, secondo la grazia del battesimo e della cresima; ed è pure il caso di coloro che vedono nello Scoutismo cattolico un metodo per educare i piccoli in un momento decisivo della loro vita, e prepararsi a servire.

Ma è anche il caso dei seminaristi che hanno percepito che la visita di Dio si è manifestata con una chiamata ancora più coinvolgente, chiedendo di donare se stessi totalmente e pienamente per seguire Cristo e servirlo nei suoi fratelli con l’annuncio della parola e la grazia dei suoi misteri. Spendere la vita per gli altri, per la salvezza delle persone e la diffusione del Regno di Cristo è una opportunità che nessuno dei chiamati deve lasciarsi scappare.

E il Signore continua a chiamare sempre per tutta la vita. In questi giorni ha chiamato ancora una volta anche me attraverso il mandato apostolico del Papa, per inviarmi a servire la Chiesa di Faenza-Modigliana.

Il giorno in cui mi fu comunicata la volontà del Papa, in attesa del treno che mi avrebbe riportato a casa entrai nella Cappella della stazione Termini per recitare i Vespri. La prima antifona di quel giorno diceva: "Non si turbi il vostro cuore, ma abbiate fede in me, alleluia". La Parola di Dio ha sempre le parole giuste per dire le cose, e per aiutarci a vederle nel modo vero. E questa fu la prima consolazione; era iniziato un colloquio con il Signore, e Lui mi stava mandando dei segnali.

L’altro segnale di attenzione fu la scelta del giorno dell’annuncio, e quindi della data della nomina: il lunedì 26 aprile, un giorno feriale che a Roma non aveva nessuna di quelle caratteristiche che normalmente si cercano per queste circostanze. Poi quando sono tornato a Bologna ho scoperto che il lunedì 26 aprile da noi era la festa della Madonna del Soccorso; un altro segno di affetto.

Infine si doveva fare un saluto all’Arcidiocesi; ed eccoci stasera, nel cuore della settimana della Madonna di San Luca, all’inizio della celebrazione della Sua Solennità. Davvero mi sono sentito circondato da tanti segni di attenzione, che mi hanno dato serenità.

Non nascondo che sono contento del dono che mi viene fatto chiamandomi a servire come vescovo la Chiesa di Faenza-Modigliana, anche se lasciare Bologna non è facile. Qui sono nato alla vita terrena e alla fede; qui sono diventato prete e vescovo; qui ho condiviso gioie e dolori con sacerdoti e laici; insieme abbiamo progettato, faticato e camminato. In particolare ho vissuto la collaborazione con il Card. Biffi come una grande fortuna.

Sento di dovere tanta riconoscenza a quanti mi hanno aiutato con il loro esempio, con la loro costanza nelle difficoltà e con la loro testimonianza di fede nelle parrocchie che ho servito come cappellano festivo (S. Giovanni Battista di Casalecchio e Fossolo) e come parroco a Mongardino; nell’AGESCI e nell’Azione Cattolica; nel mondo della carità, della malattia e del carcere; i giovani sacerdoti, i parroci, i religiosi e le religiose: da tutti ho imparato del bene, da tutti sono stato accolto e aiutato.

Non ci vuol molto poi a capire che ho anche tante cose da farmi perdonare; queste le conosce il Signore, che nonostante sapesse quali erano i miei limiti, mi ha chiesto ugualmente varie responsabilità. Se ho fatto soffrire qualcuno, non l’ho fatto apposta e mi dispiace; e chiedo alla comune Madre di porvi rimedio.

In questi giorni alcuni salutandomi dicono: e poi speriamo di rivederci, perché Faenza è vicina. A questo punto a me viene da dire come da un po’ di tempo va dicendo mia madre con i suoi 94 anni: se ci rivediamo, bene; altrimenti speriamo di rivederci in Paradiso.

Nella maternità di Maria per me è naturale vedere la maternità della Chiesa. Averla conosciuta da vicino, attraverso tante persone sacerdoti, religiosi e laici, a cominciare dalla mia famiglia e dalla parrocchia di origine, attraverso tante opere educative, sociali, caritative e missionarie, aver conosciuto qualcosa della Chiesa in alcuni paesi del mondo, aver potuto incontrare cristiani pieni di fede e persone generose caricate di gravi responsabilità, aver condiviso da vicino le vicende di una Chiesa viva come quella di Bologna: tutto questo mi ha fatto amare sempre di più la santa Madre Chiesa, e sentire come sia bello essere figlio della Chiesa cattolica.

Per tutto questo dico grazie al Signore, alla Chiesa di Bologna e al suo Arcivescovo Carlo e a tutti voi che ho incontrato sul mio cammino: il Padre di ogni dono perfetto ci benedica e ci protegga, e ci mantenga nel suo amore e nella sua pace"


Haurietis aquas in gaudio

IL MOTTO DEL VESCOVO STAGNI

Il motto è un versetto di Isaia: "attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza" (12,3). Il campo azzurro è segno dell'acqua, dalla quale viene la vita. Nella Bibbia vi sono le acque sopra il cielo (la stella, segno della presenza di Dio), e le acque al di sopra del cielo, nelle quali germoglia il giglio delle valli (Ct 2,1). Il giusto è come albero piantato lungo corsi d'acqua (Sal 1). Come la pioggia scende dal cielo e non vi ritorna senza aver fatto germogliare la terra, così è del Verbo di Dio che compie la sua missione con efficacia (cfr. Is 55,10 s), perché Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati (1 Tm 2,4).